La 31ª edizione del Film Festival della Lessinia incorona Marianne Chaud: la sua opera La route (Francia, 2025) conquista la Lessinia d’Oro, massimo riconoscimento del festival dedicato a vita, storia e tradizioni in montagna, presentata in anteprima europea al Teatro Vittoria. La Giuria internazionale – Matti Bauer (Germania), Lucía Contreras Howard (Messico), Inés Garcia (Francia), Maksym Melnyk (Ucraina) e Alberto Rizzi (Italia) – motiva così la scelta: “Per le donne di questa regione isolata dell’India, partecipare all’attesissima costruzione di una strada significa letteralmente aprirsi un cammino verso il mondo moderno, nella speranza di trovare nuove opportunità, nuovi inizi e una maggiore indipendenza. Attraverso una fotografia mozzafiato e un racconto profondamente umano, il film dà voce a un’ampia varietà di donne impegnate in questo lavoro pericoloso e faticoso, mostrando al tempo stesso un incrollabile ottimismo, spirito di sorellanza e orgoglio. Al centro di tutto c’è l’opera straordinaria di Marianne Chaud. La regista che si è immersa giorno dopo giorno nella vita di queste donne, raccontandone la resilienza con compassione e autenticità. Siamo orgogliosi di assegnare la Lessinia d’Oro a un documentario che cattura, con rara sensibilità e potenza, questo momento cruciale per il popolo dello Zanskar”.
Sullo sfondo lo Zanskar (Ladakh), tra Himalaya e Karakorum: altipiani a 4.000 metri, pastori diventati operai per una strada che cambierà per sempre l’equilibrio secolare della valle. Chaud segue da vicino soprattutto le donne e i bambini, mentre il cantiere avanza tra rocce spaccate e ghiaia, e la comunità si interroga sul futuro.
Lessinia d’Argento – Miglior lungometraggio
Trionfa My Sweet Land (Francia/Giordania/Irlanda/USA, 2025) della documentarista Sareen Hairabedian. La Giuria: “Nelle montagne del Caucaso, dietro questo paesaggio mozzafiato, si cela un conflitto di lunga data tra due Paesi, senza una fine all’orizzonte. Cosa significa essere un bambino in un conflitto senza fine? Il film My Sweet Land esplora questa domanda attraverso la storia di un undicenne, la cui trasformazione mette in luce il devastante impatto della guerra sui bambini, i cui futuri vengono riscritti e plasmati dalla violenza. In riconoscimento della sua potente prospettiva e della narrazione sensibile, la Giuria assegna a My Sweet Land il premio per il miglior lungometraggio, la Lessinia d’Argento”.
Protagonista è Vrej, 11 anni, nel Nagorno-Karabakh/Artsakh: apicoltura, pane, giochi con le noci e il peso della guerra che ritorna. L’esilio, il rientro, le esercitazioni militari sotto lo slogan “strong army, safe future”: un’infanzia che fa i conti con un futuro scritto dalla violenza.
Lessinia d’Argento – Miglior cortometraggio
A Anngeerdardardor (Danimarca/Germania, 2025) di Christoffer Rizvanovic Stenbakken. La Giuria: “Attraverso una piccola storia, il film Anngeerdardardor unisce il linguaggio della finzione e del documentario, aprendo i nostri occhi su una comunità di popoli indigeni in Groenlandia. Insieme al protagonista, cerchiamo disperatamente il suo cane e al contempo mettiamo alla prova la nostra moralità e amicizia. La Giuria premia il cortometraggio Anngeerdardardor con la Lessinia d’Argento”.
Tra i ghiacci di Tasiilaq, la caccia al cane da slitta smarrito diventa un viaggio di crescita: la scoperta che il padre l’ha venduto impone a Kaali una scelta dolorosa ma matura.
Premio della Giuria
A La muraille (Francia/Svizzera, 2025) di Callisto Mc Nulty: “La Muraille ci fa scoprire un mondo nascosto nelle montagne della Spagna, circondato da un muro che separa i sani dai malati. Con curiosità inesauribile e un approccio visivo delicato, la regista ricostruisce il passato del sanatorio e lo collega al presente. Gli abitanti di dentro e di fuori ci fanno riflettere se questo luogo isolato sia più di una semplice prigione. Può trasformarsi in una casa o persino in un paradossale paradiso. Il modo in cui Callisto Mc Nulty raffigura una malattia fraintesa è altamente artistico e profondamente umano. Onoriamo il suo film La Muraille con il Premio della Giuria”.
Dal sanatorio di Fontilles (1905) alle voci di malati, medici e abitanti: la “muraglia” da confine diventa occasione di incontro.
Menzione speciale della Giuria
Alla regista israeliana Hadara Oren per The shepherd’s keeper (Israele, 2024): “Questo film ci porta in una ‘zona di tiro’ nella Valle del Giordano. Con tensione costante, il film ritrae un conflitto in cui tutto ruota intorno ai confini, sia fisici che ideologici, che dividono comunità e vite. La regista mostra come persino i telefoni ordinari diventino strumenti di lotta e resistenza, trasformati in armi. Portando alla luce ciò che molti preferirebbero ignorare, il film ci ricorda che il silenzio non è un’opzione. In riconoscimento del suo coraggioso e necessario sguardo sull’attuale situazione di urgenza, onoriamo The Shepherd’s Keeper con una menzione speciale”.
I beduini palestinesi nella Valle del Giordano tra sgomberi, coloni e attivisti armati di smartphone: bastoni contro fucili, convivenza possibile ma in bilico.
Premi speciali
• Premio al Futuro (Curatorium Cimbricum Veronense, in memoria di Piero Piazzola e Mario Pigozzi) a Ivan Vlasov e Nikita Stashkevich per U vetra net hvosta (Russia, 2024). Giuria: “I giovani registi, con finezza e abilità fotografiche, ricostruiscono il fascino del paesaggio siberiano e l’intimità della vita familiare nelle iurte. Tre sorelline, strappate con l’elicottero dalla loro terra per essere “civilizzate”, nell’asettico edificio scolastico, nelle moderne camerette, con le fredde divise, rimpiangono le fiabe che raccontava la nonna per addormentarle”.
Sulla penisola dello Yamal, la nostalgia di tre bambine Nenets per la tundra e le fiabe della nonna, mentre l’elicottero le porta verso la “civilizzazione”.
• Premio Montagne Italiane (Cassa Rurale Vallagarina) a Moving Mountains (Italia, 2025) del cineasta Andrea Costa. Giuria: “‘Se ti metti in testa che puoi spostare una montagna, la sposterai’. Ecco per noi il senso di questo film che vuole sorvolare e sorvola limiti e confini. L’intimità dei dialoghi profondi fra culture e provenienze diverse, il rispetto reciproco e l’amore verso il prossimo fanno di questo lavoro, nel gioco di opposti che lo caratterizza, un racconto di fatica ma anche di trasformazione e di speranza, una autentica boccata d’ossigeno per un futuro migliore per tutti”.
Il viaggio di Moussa, dalla Guinea a un maso in Südtirol: radici che si intrecciano, montagna che si “muove” grazie ai nuovi montanari.
• Menzione speciale – Premio Montagne Italiane a La religione della libertà di Marco Zuin e Giulio Todescan: “Sfruttando in modo appropriato una pluralità di fonti e grazie a diverse tecniche di regia, il film ci fornisce un ritratto puntuale, preciso e profondamente umano del capitano Toni Giuriolo, uomo integerrimo che fece del valore etico delle scelte la sua caratteristica, uomo colto e generoso che donò la vita alla resistenza culturale e di azione contro la barbarie, educando con il suo esempio e la sua fiducia nell’umanità, unico confine e insieme punto di partenza per la sua missione di apostolo della religione della libertà”.
Da Castello Arzignano alle Piccole Dolomiti e all’Appennino Tosco-Emiliano: il ritratto di un partigiano maestro di pensiero critico.
• Green Planet Movie Award – FFDLgreen a Francesco Clerici e Tommaso Barbaro per The ice builders (Italia/India, 2024). Motivazione: “Per la sua straordinaria capacità di tradurre il dramma del cambiamento climatico in un’opera di profonda poesia e resilienza umana. Il film celebra la tenacia di chi si oppone allo scioglimento dei ghiacciai, invitandoci a riflettere sulla fragilità del nostro ecosistema e sul nostro ruolo come custodi del Pianeta”.
Nel Ladakh gli “stupa di ghiaccio” salvano l’acqua per i campi della valle dello Zanskar: tradizioni antiche, ingegno contemporaneo.
Altri premi
• Premio del Parco della Lessinia a La strada di Podestaria (Italia, 2025) di Giorgio Oppici e Aldo Ottaviani. Giuria: “La strada di Podestaria, nel cuore del Parco Naturale Regionale della Lessinia, è una delle strade che più di ogni altra possiede una forte connotazione simbolica, custodisce valori di un patrimonio storico di esperienze umane secolari. La pace e il silenzio dei pascoli, contemplati e ammirati da Carlo Stuparich nel suo soggiorno e raccontati dal fratello Giani, vengono riprodotti in maniera suggestiva e attuale. Il film riesce a valorizzare il sentimento di rispetto per un paesaggio naturale integro allora come ora”.
Lettere, memoria e bianco e nero per evocare l’animo di Carlo Stuparich e i pascoli dell’alta Lessinia.
• Premio Microcosmo – Giuria dei detenuti della Casa Circondariale di Verona a Vientre de luna (Messico, 2024) della regista Liliana K’an. Giurati: “Vientre de luna scorre nelle voci delle donne, tra narrazione realistica, tradizioni e miti ancestrali, trasportandoci nel mistero del grembo materno per arrivare alla luce. Né la paura né il dolore riescono ad impedire la gioia di una creatura che viene al mondo, di accudirla e accompagnarla nella crescita. Così anche nell’età adulta, affrontando un profondo cambiamento, il coraggio muove i passi incerti di una rinascita. Tre bastoncini di pino donati alla nascita ci dicono che non saremo mai soli nei momenti più difficili, avremo una luce nel buio del nostro cammino. Sentiremo la forza trasmessa dagli avi, di chi già ha vissuto e superato le crisi. Ci ricordano che non siamo isole, che siamo parte di una catena umana che, affrontando il dolore, si rigenera nella cura, nell’amore e nella tenerezza”.
Dalle montagne del Chiapas un canto alla vita e alla cura, tra buio, luna e rinascita.
I voti del pubblico
• Premio del pubblico a La route di Marianne Chaud.
• Premio dei bambini a La légende du colibri (Francia, 2025) di Morgan Devos: nella foresta amazzonica, un piccolo colibrì sfida le fiamme per salvare un bradipo e il suo cucciolo.
Chiusura col botto per la rassegna: montagne, comunità e nuovi sguardi hanno acceso Bosco Chiesanuova e la Lessinia. E adesso? Appuntamento alla prossima edizione: il cinema che sale in quota ha ancora tante storie da raccontare. ✨













