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️ Veneto, crollo artigiani: botteghe in via d’estinzione, Rovigo, Verona e Padova le più colpite

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Il Veneto sta perdendo pezzi della sua identità. In dieci anni quasi 44.500 artigiani hanno abbassato per sempre la serranda, con una contrazione del 24%: da 186.398 nel 2014 a 141.958 nel 2024. Un’emorragia che rischia di trasformare i mestieri storici in un ricordo da cartolina.

La denuncia arriva dall’Ufficio studi della CGIA, che sottolinea come le province più colpite siano Rovigo (-31,4%), Verona (-27%) e Padova (-24,3%). Solo Venezia limita i danni con un -20,3%.

E se il dato fa impressione, le conseguenze lo sono ancor di più: già oggi è difficile trovare un idraulico, un fabbro o un elettricista; tra dieci anni rischierà di diventare un’impresa quasi impossibile.

Perché gli artigiani spariscono

Le cause sono molteplici:

  • invecchiamento e mancanza di ricambio generazionale;
  • concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce;
  • burocrazia e tasse sempre più opprimenti;
  • affitti alle stelle e consumatori sempre più “usa e getta”.

A incidere anche i processi di fusioni e acquisizioni che, se da un lato hanno aumentato la dimensione media delle imprese e la produttività, dall’altro hanno ridotto drasticamente il numero degli artigiani.

Le poche eccezioni

Resistono e in alcuni casi crescono i settori del benessere (parrucchieri, estetisti, tatuatori), dell’alimentare (gelaterie, gastronomie, pizzerie da asporto) e dell’informatica (sistemisti, web marketing, social media).

Una proposta shock: “Reddito di gestione” per le botteghe

La CGIA lancia un’idea provocatoria: istituire un “reddito di gestione” per chi apre o tiene in vita una bottega artigiana nei centri minori (fino a 10mila abitanti). Una misura che potrebbe arginare lo svuotamento dei borghi e salvaguardare un patrimonio culturale ed economico unico.

Politica al lavoro

Intanto in Parlamento è partita la riforma della legge quadro 443/1985, con novità attese: vendita diretta al pubblico per le imprese alimentari, più flessibilità nei consorzi, fondo da 100 milioni per il credito e innalzamento del tetto occupazionale da 18 a 49 addetti.

Ma il dubbio resta: basteranno queste misure a invertire una rotta che sembra ormai segnata? O il Veneto rischia di dire addio per sempre al suo cuore artigiano?



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