“UniCredit deve rimanere il più possibile in Russia per sostenere le 270 imprese italiane che lavorano in quel Paese”. Le parole del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, pronunciate a margine degli Stati Generali del Mezzogiorno, accendono un faro su un tema quanto mai delicato: il ruolo delle banche europee, e italiane in particolare, nel mantenere operazioni in un Paese sotto pesanti sanzioni internazionali.
Ma davvero UniCredit può continuare a operare in Russia “il più possibile”? Ecco dove sta il problema.
⚖️ Il quadro giuridico: cosa dice l’Unione Europea
A partire dal 2022, l’UE ha adottato 14 pacchetti di sanzioni contro la Russia, che includono:
- il divieto di nuovi investimenti nel settore bancario, energetico e dei beni a duplice uso;
- l’esclusione di molte banche russe dal sistema SWIFT, incluso Sberbank e VTB Bank;
- il divieto di effettuare pagamenti internazionali in euro verso soggetti russi sanzionati o collegati con settori strategici;
- il blocco delle attività di consulenza e supporto finanziario in ambiti considerati sensibili.
Anche se alcune attività già in essere prima delle sanzioni possono, in casi specifici, essere tecnicamente ancora legali, esse sono fortemente limitate, monitorate e comunque contrarie allo spirito delle misure restrittive.
Perché la frase “rimanere il più possibile” è rischiosa
Le parole di Tajani non sono solo infelici. Sono politicamente sensibili e giuridicamente ambigue. La finalità espansiva espressa in “il più possibile” sembra contrapporsi a quanto Bruxelles cerca di ottenere: un disimpegno progressivo delle imprese e degli istituti finanziari europei dalla Russia.
Inoltre, vanno ricordati alcuni nodi operativi non secondari:
- Le banche occidentali non possono effettuare bonifici in euro verso molte controparti russe;
- L’utilizzo del circuito SWIFT è fortemente limitato, rendendo di fatto impossibile gestire transazioni standard;
- Gli istituti europei rischiano sanzioni secondarie da parte di Stati Uniti e UE se anche solo indirettamente agevolano operazioni con soggetti russi bloccati.
Quindi la domanda è: cosa può realmente fare UniCredit in Russia senza cadere in una zona grigia pericolosa?
Bruxelles non guarda solo alla legalità formale
Se anche oggi UniCredit rispetta la lettera della legge, la pressione politica e diplomatica si concentra anche sulla coerenza etica delle scelte. Le istituzioni europee e i Paesi alleati chiedono un impegno chiaro: niente supporto, diretto o indiretto, al sistema economico russo.
Continuare a operare in Russia “il più possibile” non solo espone UniCredit a rischi reputazionali e giuridici, ma rischia anche di indebolire la posizione dell’Italia in sede europea, proprio mentre si discute dell’eventuale introduzione di nuove sanzioni e di un rafforzamento del coordinamento finanziario tra gli Stati membri.
❗ In conclusione
Le dichiarazioni del ministro Tajani, più che una difesa delle imprese italiane all’estero, sembrano una forzatura politica. In un contesto dove l’Europa chiede rigore e distacco progressivo, invocare una permanenza massima in Russia è quantomeno imprudente, se non apertamente contraria allo spirito delle sanzioni.













