Banco BPM risponde con fermezza al ritiro dell’OPS da parte di UniCredit, parlando apertamente di un’offerta “inadeguata, a sconto e carica di rischi e incertezze”. Dopo otto mesi di passivity rule, il gruppo ora si dice pronto a esplorare nuove opportunità di crescita.
L’adesione all’OPS, partita il 28 aprile, si è fermata a uno scarno 0,52%. Per Banco BPM, la colpa non è del proprio management, ma delle condizioni dell’offerta stessa: “non riconosceva alcun premio agli azionisti” – appena lo 0,5% contro il 45% delle recenti operazioni simili – e “il corrispettivo è sempre stato inferiore rispetto al valore di mercato, oscillando con uno sconto del 5-7%”.
Secondo i vertici dell’istituto milanese, l’OPS avrebbe penalizzato gli azionisti di BPM, riducendone il peso sui profitti futuri della realtà aggregata con UniCredit. E non solo: “l’operazione era priva di un piano industriale chiaro e si portava dietro troppe incognite, soprattutto sugli investimenti internazionali come Russia, Alpha Bank e Commerzbank”.
Di contro, Banco BPM rivendica con orgoglio i propri risultati: un total shareholder return del +1303% dal 2020 e una guidance 2025 già rivista al rialzo, con un utile previsto di 1,95 miliardi. L’obiettivo per il 2027? “Un utile di 2,15 miliardi, ROTE superiore al 21% e oltre 6 miliardi di dividendi cumulati mantenendo un CET1 ratio sopra il 13%”.
Ora che il vincolo della passivity rule è decaduto, l’istituto guarda avanti con ottimismo: “possiamo finalmente valutare tutte le opzioni strategiche a disposizione, nell’interesse degli azionisti e degli stakeholder”.
A nome del gruppo, il presidente Massimo Tononi e l’AD Giuseppe Castagna hanno voluto ringraziare clienti e dipendenti: “Hanno garantito il loro supporto anche nei momenti più incerti. A loro va il nostro impegno a rafforzare l’economia reale del Paese”.













