A meno di due settimane dalla scadenza del primo agosto, si fa sempre più concreta la possibilità di un’escalation nei rapporti commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti. La CGIA di Mestre lancia l’allarme: “Se non si trova un compromesso, Bruxelles dovrà reagire con dazi e sanzioni contro le multinazionali tecnologiche americane, a tutela delle nostre imprese”.
Dazi al 43,5%: rischio crollo per l’export veneto
L’aliquota ipotizzata del 30% sui prodotti UE, se sommata alla svalutazione del dollaro, potrebbe raggiungere il 43,5% a prezzi reali. Un impatto devastante per le imprese venete, fortemente orientate all’export, soprattutto nei comparti di occhialeria, oro, vini, macchinari e arredo. Secondo le stime dell’Ufficio studi CGIA, “il danno economico per il tessuto produttivo veneto potrebbe arrivare fino a 4 miliardi di euro l’anno”.
Trump e il G7: le Big Tech fuori dalla Global Minimum Tax
La polemica si estende anche al piano fiscale. “Le grandi holding americane continuano a fare utili record in Europa ma a pagare le tasse nei paradisi fiscali”, denuncia CGIA, che punta il dito contro l’accordo imposto dagli USA al G7 di Kananaskis: l’esenzione delle proprie multinazionali dalla Global minimum tax del 15%, applicabile invece alle holding dei paesi OCSE con fatturati superiori a 750 milioni di euro.
Il paradosso fiscale: le imprese venete pagano 42 volte di più
L’analisi della CGIA di Mestre evidenzia una sproporzione clamorosa nel carico fiscale: le imprese venete versano 42,3 volte più tasse rispetto ai colossi del web. Nel 2022, le big tech hanno pagato 206 milioni di euro al fisco italiano, contro gli 8,7 miliardi delle aziende venete. Per confronto, le imprese lombarde ne versano 144,6 volte di più, quelle laziali 60,4.
“È una sproporzione che grida vendetta – afferma la CGIA – e che non può più essere accettata. Serve una reazione forte da parte dell’Europa, per difendere i nostri territori e le nostre PMI”.
Una battaglia commerciale e fiscale che rischia di esplodere nel pieno dell’estate e che potrebbe avere conseguenze pesanti anche per l’economia veronese, cuore pulsante del manifatturiero veneto.













