In un momento in cui il caso Unicredit-Banco BPM infiamma lo scontro tra Roma e Bruxelles, il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti interviene con decisione sul tema del Golden Power, lo strumento con cui lo Stato può intervenire a tutela degli interessi strategici nazionali.
“Il Golden Power è una prerogativa esclusiva del Governo italiano”, dichiara il senatore, rispondendo alle indiscrezioni di Bloomberg secondo cui la Commissione europea sarebbe pronta a bocciare l’intervento dell’Italia sull’Ops di Unicredit su Banco BPM, ritenendo che solo Bruxelles abbia il potere legale di imporre condizioni all’operazione.
“Né la Banca Centrale Europea, né la Commissione europea hanno competenze dirette o poteri decisionali sull’attivazione o meno del Golden Power da parte di uno Stato membro. Confondere ruoli e competenze significa alimentare un dibattito fuorviante e indebolire la legittima sovranità degli Stati in ambiti strategici”, aggiunge Gelmetti.

Il nodo è proprio l’utilizzo del Golden Power da parte del Governo Meloni, che aveva imposto stringenti condizioni all’acquisizione di Banco BPM da parte di Unicredit, tra cui l’uscita dal mercato russo entro nove mesi e il mantenimento degli investimenti italiani nella controllata Anima Holding. Condizioni che ora Bruxelles vorrebbe annullare, secondo le anticipazioni di Bloomberg, pena una possibile procedura di infrazione contro l’Italia per violazione del diritto comunitario.
“Il Golden Power non è uno strumento protezionista, ma un presidio di sicurezza nazionale, adottato con equilibrio, responsabilità e nel pieno rispetto delle regole europee e dei mercati”, sottolinea ancora il senatore Gelmetti, che ribadisce: “Il Governo italiano continuerà a esercitare tale prerogativa ogniqualvolta siano in gioco gli interessi fondamentali del Paese”.
Intanto, il mercato reagisce: dopo le indiscrezioni su un possibile stop della Commissione europea alle condizioni italiane, UniCredit ha segnato in Borsa un rialzo superiore al 3%, mentre Banco BPM è salito dell’1,4%. Il verdetto del TAR, al quale UniCredit si è rivolta contro le condizioni imposte da Roma, è atteso nei prossimi giorni. E potrebbe scrivere un nuovo capitolo in questa delicata partita tra Stato, mercato e Unione Europea.













