“Il buon esempio deve partire dall’alto”: con queste parole il Consigliere Regionale veneto Stefano Valdegamberi riaccende i riflettori sui costi della Presidenza della Repubblica, ponendo una riflessione tutt’altro che scontata: in un momento in cui ai cittadini vengono chiesti sacrifici su sanità, servizi e fisco, lo Stato sta davvero facendo la sua parte?
Il focus è sul bilancio del Quirinale, mai davvero ridimensionato. “Nel 2005 si spendevano 210 milioni di euro, oggi siamo arrivati a 230 milioni” denuncia Valdegamberi, sottolineando come il solo 2025 abbia visto un aumento di 6 milioni. Il Colle ospita una struttura mastodontica: 713 dipendenti di ruolo, più personale distaccato e consulenti, per oltre 1.000 unità complessive.
Un confronto europeo rende il quadro ancora più clamoroso: “Buckingham Palace costa circa 124 milioni all’anno, la Casa Reale spagnola appena 8”, osserva il consigliere, “pur avendo ruoli non direttamente paragonabili”. Eppure il gap è così evidente da imporre – secondo Valdegamberi – una seria riflessione sull’equità e sulla coerenza istituzionale.
“La credibilità dello Stato nasce anche dall’esempio”, rimarca l’esponente veneto. “Se ai cittadini chiediamo fiducia, sobrietà e partecipazione, le istituzioni devono mostrare coerenza tra i valori proclamati e i comportamenti adottati”.
Una provocazione? Forse. Ma che tocca un nervo scoperto: la frattura sempre più profonda tra vertici dello Stato e cittadini comuni, che rischia di minare il patto costituzionale stesso. “Con cifre così, la distanza diventa simbolicamente una forma di vilipendio allo spirito della Repubblica”, conclude Valdegamberi. E la domanda resta: chi dà il buon esempio?













