È diventato un caso politico nazionale quanto accaduto a Cattolica Assicurazioni, dopo che il Consiglio di Stato, con una serie di sentenze clamorose, ha demolito le basi su cui Ivass aveva costruito il procedimento ispettivo culminato nella forzata acquisizione da parte di Generali. A gettare nuova luce sulla vicenda è stato il senatore veronese di Fratelli d’Italia, Matteo Gelmetti, nel corso di un’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario del Senato.
“Verona ha perso uno degli asset più importanti del suo territorio, e ora scopriamo che è successo senza che vi fosse alcuna base legale per farlo”, ha tuonato Gelmetti, riferendosi all’esito della sentenza n. 3106/2025 del Consiglio di Stato, che ha annullato le sanzioni comminate da Ivass all’ex presidente Paolo Bedoni (432mila euro) e ad altri nove amministratori, rimandando all’autorità di vigilanza una rinnovazione dei procedimenti.
La sentenza demolisce uno dei principali rilievi ispettivi dell’Istituto: l’insufficiente reazione del CdA di Cattolica al calo del Solvency Ratio, l’indicatore chiave della solidità patrimoniale. I giudici hanno accertato che:
- “il S.R. non è mai sceso sotto il 100%, se non brevemente e durante l’eccezionale contesto pandemico”
- “il CdA monitorava il S.R. settimanalmente e aveva già avviato misure correttive prima dell’intervento Ivass”
- “l’aumento di capitale di 200 milioni previsto da Cattolica era congruente con l’ingresso di Generali, che apportò effettivamente 187 milioni”
- “la stima di Ivass, che indicava 500 milioni urgenti, si è rivelata esagerata e fuori scala”
In aula, Gelmetti ha parlato di “vicenda inquietante”, in cui l’azione di Ivass avrebbe condotto a una sorta di “commissariamento indotto” che ha costretto Cattolica a rinunciare alla propria autonomia e a essere incorporata da Generali, nonostante la storica opposizione della maggioranza dei soci.
Ciò che emerge con forza è che Verona è stata privata – di fatto e senza un reale presupposto giuridico – di uno dei suoi pilastri economici: una compagnia assicurativa nata sul territorio, cresciuta con esso, e per decenni motore di sviluppo, occupazione e cultura. Il passaggio a Generali non è avvenuto per scelta, né per mercato: è stato indotto da un intervento che ora la giustizia definisce privo di fondamento.
Resta ora da capire cosa potrà accadere sul piano politico e giudiziario. La Commissione parlamentare potrebbe chiedere ulteriori approfondimenti, mentre per Ivass si apre il rischio di essere chiamata a rispondere delle proprie scelte, anche in sede di responsabilità civile. E non si può escludere che il nuovo scenario riapra il confronto su ciò che è stato fatto – e su ciò che potrebbe ancora essere recuperato.













