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LIBRO – L’Esca: capitolo 12

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Dopo che tornai a New York mi rinchiusi nella mia biblioteca per trovare ogni sorta di via trans-sahariana nei miei libri. Potevo seguire Barth, Lang e Lenz nei loro viaggi a Timbuktu e tutte le strade del commercio attraverso il Sahara da Lakka al Lago Chad a est, da Tlemen a Agades attraverso la parte centrale del Sahara o, se volevo avere una conoscenza migliore delle strade sahariane dell’ovest, potevo seguire i viaggiatori nei loro viaggi da Fez o Timbuktu o da Sidjilmassa ad Audaghost, una strada che el-Bekri aveva descritto in dettaglio.

Cominciai a tracciare tutte le rotte sulle mie cartine africane e non potei fare a meno di essere sorpreso dalle informazioni che riuscii ad ottenere. Scoprii come andare da Timbuktu a Taoudeni e Thagaza o da Timbuktu a Gao, che era conosciuta nell’antichità come Kaw Kaw, da Gao a Audaghost, ma i miei libri non mi dicevano come andare da Timbuktu a Audaghost o da Audaghost a Walata. Ero un po’ sorpreso. Mancavano delle pagine ai miei libri? I viaggiatori del passato erano all’oscuro dell’importanza di collegare queste città? Era così irrilevante collegarle? O era così ovvio che nessuno sentì il bisogno di fornire informazioni al riguardo?

Capivo bene perché i viaggiatori europei non si erano presi il disturbo di badare a quelle vie, dopo tutto Audaghost era stata abbandonata dal XVII secolo e non c’era ragione di andarci. Infatti quando gli archeologi cominciarono a scavare ebbero come problema principale il riuscire a collocare Audaghost. Ma come poteva essere che El-Bekri non avesse menzionato quella via? La mia curiosità era del tutto ingiustificata?

E soprattutto, quale via era stata usata da Strasser nel suo viaggio? Mi ricordai che il Dr. Hoffmann nei suoi libri di viaggio aveva segnalato le tappe del suo viaggio da Bengasi a Timbuktu. Secondo Hoffmann c’erano tre vie principali che potevano essere seguite. I viaggiatori potevano andare da Benghasi a Tripoli, da lì a Wargla, poi a Takedda e da Takedda a Timbuktu. In alternativa, si poteva andare da Benghasi a Sidjilmassa e poi tutta la strada a sud per Timbuktu. [O per Wargla, In Salah, Reggan, Tadmekka e Gao e da lì a Timbuktu.] Erano tutte opzioni possibili. Ci sono, c’erano e ci sono sempre state diverse vie trans-sahariane che potevano essere usate per collegare le città mediterranee a quelle sub-sahariane. Ma sicuramente alcune vie dovevano essere migliori di altre. Alcune erano più brevi, più efficienti e con un gran numero di oasi lungo la strada. I primi esploratori europei non si lamentavano del fatto che molte delle oasi che i primi arabi avevano usato nei loro viaggi trans-sahariani si erano prosciugate? Non dicevano che la mancanza d’acqua rendeva i viaggi trans-sahariani molto più difficili?

La prima parte del viaggio non fu né troppo difficile né troppo complicata. Da Benghasi a Sidjilmassa ci sono varie città in cui i viaggiatori possono riposare e ristorarsi. La parte più difficile è attraversare il Sahara. Nella seconda parte del viaggio bisogna minimizzare il numero di giorni tra un posto e l’altro. Tra Sidjilmassa e Timbuktu ci si può fermare a Tabalbala, poi a Taghaza, infine a Taoudeni prima di raggiungere Timbuktu. Nessuna tappa di questo viaggio è più lunga di 30-35 giorni, considerando che un viaggiatore può coprire una distanza di trenta chilometri su base giornaliera. In realtà alcune parti del viaggio sono piuttosto corte. Da Taghaza e Taoudeni o da Sidjilmassa e Tabalbala la distanza può essere percorsa in tre settimane. Ma venire da Sud da In Salah è tutta un’altra questione. Considerando che il mezzo non abbia problemi lungo la strada, che è , come sa chiunque abbia un po’ di familiarità con il Sahara, un presupposto altamente ingannevole e possibilmente pericoloso da fare, la tappa del viaggio tra In Salah e Agades o, per accorciare un po’ il viaggio, per Takedda richiede un minimo di cinquanta giorni. E da lì ad Audaghost c’è ancora molta strada, passando per Gao e intorno a Timbuktu.

Avrebbe senso attraversare il Sahara da quella parte? Il viaggio è più lungo e forse più pericoloso poiché si passa più tempo in aperto deserto. Eppure era quella la strada che il Dott. Hoffman seguì facendo fotografie delle oasi, del sole al tramonto e delle ombre che si allungano e che vengono deformate dalle dune di sabbia. Perché seguì quella strada?

Forse perché le caverne che i viaggiatori avevano incontrato sulla strada avevano rivelato dei segreti che sarebbero altrimenti rimasti nascosti? Ci pensai ma non riuscii a darmi una risposta. A meno che Strasser avesse seguito la strada indicata dal Dott. Hoffman. Ma lo aveva fatto davvero? Prima di continuare l’organizzazione del mio viaggio avrei dovuto scoprirlo.

Ettore Maccopazza



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