Quella che doveva essere una semplice ospitalità si è trasformata in un incubo. Una giovane donna veronese, oggi 30enne, ha accolto in casa insieme al compagno un connazionale originario dello Sri Lanka. Doveva trattarsi di una sistemazione temporanea, invece è diventata la premessa di una vicenda drammatica fatta di pressioni, molestie, ossessioni e infine stupro.
Dopo alcuni mesi di convivenza, la donna ha ceduto alle attenzioni dell’ospite, con cui ha iniziato una relazione clandestina durata solo un mese. Ma quando lei ha deciso di interrompere tutto, lui ha reagito con un’escalation di minacce e persecuzioni: telefonate continue (anche 600 in un solo giorno), messaggi, richieste di “riprendere” il rapporto, incontri forzati nei corridoi comuni dell’appartamento condiviso.
Poi l’incubo ha toccato il fondo. In un ultimo chiarimento – erano soli in casa – la donna ha spiegato con fermezza di non volere più alcun contatto. Ma lui l’ha afferrata, trascinata in camera, l’ha immobilizzata e abusata sessualmente nonostante la sua resistenza.
La donna ha trovato il coraggio di denunciare tutto. Il suo racconto, pieno di dettagli coerenti, è stato ritenuto attendibile dai giudici. L’imputato, N.P., è ora a processo per stalking e violenza sessuale. Ieri, davanti al Gup Paola Vacca, è stato rinviato a giudizio.













