Effetto domino possibile anche in Veneto: la Corte Costituzionale si pronuncia sulla legge campana. Il governo Meloni l’ha impugnata, ma il verdetto può cambiare tutto.
Il giorno è arrivato: oggi la Corte Costituzionale si pronuncia sulla famigerata “legge campana”, che permetterebbe a Vincenzo De Luca di candidarsi per la terza volta alla guida della Regione Campania. Ma gli occhi sono puntati anche al Nord, perché se passa De Luca… potrebbe tornare in pista anche Luca Zaia, storico presidente del Veneto.
Al centro del dibattito c’è il limite ai mandati: ad oggi, ogni governatore può ricoprire l’incarico per un massimo di due volte consecutive. Ma la Campania ha approvato una legge regionale che aggira questo vincolo. Il governo guidato da Giorgia Meloni l’ha impugnata, ritenendola incostituzionale.
“Se la Consulta apre alla Campania, cade un tabù: anche Zaia potrebbe tornare a correre”, dicono in molti tra i giuristi.
I possibili scenari
Secondo diversi esperti, è più probabile che la Consulta bocci la legge campana. Ma se così non fosse, potrebbe aprirsi una nuova stagione politica per alcune delle Regioni più importanti d’Italia.
Il nodo riguarda soprattutto le Regioni a statuto ordinario, dove la legislazione nazionale limita i mandati. Ma come fa notare Alessandro De Nardi, docente di diritto costituzionale, “una sentenza favorevole alla Campania potrebbe costituire un precedente anche per gli altri”.
“La Corte potrebbe riconoscere alle Regioni una maggiore autonomia normativa, come già fatto in passato per i sindaci dei grandi comuni”, aggiunge l’esperto.
Cosa c’entra il Veneto?
Tantissimo. Perché Zaia ha già fatto due mandati pieni, ma è ancora fortissimo nei consensi e popolarissimo tra i veneti. Se dovesse cadere il tetto imposto dalla legge del 2004, potrebbe tornare a candidarsi nel 2025. Un vero terremoto per gli equilibri politici del Nord.
E attenzione: il Veneto aveva accettato la norma nazionale solo nel 2012, e senza mai rinunciarvi formalmente. “È un’area grigia”, spiegano gli esperti.
Il punto politico
Da una parte il centrodestra teme un “effetto moltiplicatore” che possa avvantaggiare anche esponenti del centrosinistra, come appunto De Luca. Dall’altra, le Regioni vogliono più margini di manovra.
Oggi, però, sarà la Consulta a decidere. E, comunque vada, il verdetto rischia di aprire un nuovo capitolo nella storia delle autonomie italiane.













