Clima da resa dei conti nella Lega, ma anche voglia di rilancio. Durante la terza tappa pre-congressuale del partito, tenutasi a Padova, il segretario federale Matteo Salvini ha ribadito con forza: “Noi siamo il primo partito in Veneto”. Ma il nome che continua a tenere banco è quello del generale Roberto Vannacci, simbolo di una Lega spaccata tra l’anima istituzionale e quella identitaria.
Nel padiglione della Fiera, Salvini ha cercato di fare quadrato: “Attendiamo la Consulta, ma alle Regionali Luca ci sarà comunque”, riferendosi a Luca Zaia, il governatore uscente che, però, non ha ancora sciolto le riserve su una possibile ricandidatura.
Il nodo è tutto sul ruolo di Vannacci nella Lega, perché l’ala governativa del partito, quella vicina a Zaia, è visibilmente irritata dalla presenza e dalle posizioni del generale, definito da molti come divisivo. “Non ha la tessera della Lega, è un’altra cosa”, ha tagliato corto Zaia, lasciando intendere una distanza netta tra la sua linea e quella del generale, autore del libro ultra-conservatore “Il mondo al contrario”.
Non sono passate inosservate nemmeno alcune assenze “pesanti”: i tre assessori regionali Marcato, Bottacin e Calzavara non si sono presentati in platea, segnale di un clima interno tutt’altro che disteso. “Basta litigi”, ha ammonito Salvini, tentando di riportare l’unità: “O siamo tutti uniti o si perde”.
Nel frattempo, la Lega prepara il congresso nazionale di Firenze e ragiona anche su modifiche dello statuto che potrebbero allargare il campo a nuove formazioni di centrodestra. Ma intanto, tra Zaia e Vannacci, la spaccatura resta.













