Allarme desertificazione commerciale a Verona. Secondo l’Osservatorio della demografia d’impresa di Confcommercio e del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, aggiornato a giugno 2024, la città scaligera si posiziona 61esima tra gli 8mila Comuni italiani per perdita di attività commerciali al dettaglio dal 2012, con un calo netto del 23,3%.
Nel capoluogo veneto, le imprese del commercio al dettaglio fuori dal centro storico sono scese da 1.648 nel 2012 a 1.209 nel 2024. In centro storico, nello stesso periodo, si è passati da 713 a 565 attività.
Si salvano solo bar, ristoranti e strutture ricettive
In controtendenza, cresce il comparto dell’ospitalità e della ristorazione. Le attività di alberghi, bar e ristoranti sono aumentate sia in centro che in periferia: 682 imprese nel cuore della città (erano 553 nel 2012), 1.054 nei quartieri (erano 907). Un boom che si spiega anche con il fenomeno degli affitti brevi e del turismo esperienziale.
Arena: “Inflazione, online e affitti uccidono i negozi”
“Il boom dell’inflazione, il calo dei consumi, gli affitti elevati, la difficoltà di trovare personale, l’esplosione del commercio online si fanno sentire e depauperano il tessuto commerciale”, ha dichiarato il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena. “Il terziario sta evolvendo verso più servizi e meno negozi tradizionali. Dobbiamo sostenere le attività di vicinato, anche attraverso il progetto nazionale Cities, che punta a riqualificare le economie urbane con il supporto di istituzioni e imprese”.
Dal Dosso: “Meno negozi, più insicurezza e meno coesione sociale”
Duro anche il commento del direttore generale Nicola Dal Dosso: “La desertificazione del centro e delle periferie minaccia vivibilità, sicurezza e coesione sociale. Servono politiche per rendere la città più attrattiva e accessibile. I negozi sono sinonimo di socialità e vitalità”.
Veneto: in calo alimentari, tabacchi e carburanti. Crescono farmacie e IT
A livello regionale, il commercio al dettaglio soffre ovunque, eccetto per le imprese legate a informatica, telecomunicazioni, farmacie e vendita ambulante. A perdere di più sono gli esercizi non specializzati, tabacchi, distributori di carburante, prodotti per uso domestico e articoli culturali e ricreativi. In crescita, invece, il settore ricettivo, con l’aumento delle strutture di alloggio e dei ristoranti; in calo i bar.
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Cities: le proposte per salvare i centri urbani
Tra le misure proposte da Confcommercio col progetto Cities per contrastare la desertificazione:
• Rigenerazione urbanae recupero di spazi pubblici degradati coinvolgendo le economie di prossimità.
• Piani Urbani della Mobilità e Logistica sostenibili, con magazzini urbani e consegne a basse emissioni.
• Patti locali per riaprire negozi sfitti, con canoni calmierati e incentivi alle nuove imprese.
• Gestione collettiva delle città, per rafforzare il senso di comunità e promuovere la coesione sociale.
• Uso di tecnologie e Big Data per analizzare i flussi pedonali e pianificare eventi, accessibilità e arredo urbano.
L’obiettivo? Ridare anima e vita ai centri cittadini, partendo dal commercio di vicinato come motore di identità, sicurezza e socialità.













