L’introduzione dei dazi voluta dall’amministrazione Trump fa tremare l’economia mondiale, ma il Veneto sembra poter reggere l’urto. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, l’impatto negativo sulle esportazioni regionali potrebbe essere relativamente contenuto, grazie a un’elevata diversificazione dei prodotti venduti all’estero.
Mentre l’acciaio, l’alluminio e i loro derivati sono già finiti nel mirino delle nuove politiche protezionistiche statunitensi, il timore è che anche altri beni possano subire la stessa sorte. Tuttavia, a differenza di molte altre regioni italiane, il Veneto presenta un indice di diversificazione molto basso, il che lo rende meno esposto agli scossoni del commercio globale.
Export veneto: varietà che protegge
L’indice di diversificazione calcolato dalla CGIA di Mestre misura quanto le esportazioni di una regione siano concentrate nei primi 10 gruppi merceologici. Più l’indice è basso, più l’economia è al riparo da shock esterni. Lombardia (43%) e Veneto (46,8%) sono le regioni con l’indice più favorevole, seguite da Puglia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Piemonte. Al contrario, le realtà più a rischio sono Sardegna (95,6%), Molise (86,9%) e Sicilia (85%), territori in cui l’export è dominato da pochi settori.
Segno meno, ma non è un crollo
Nel 2024 il Veneto ha esportato per 80,1 miliardi di euro, segnando un calo dell’1,8% rispetto al 2023 (1,5 miliardi in meno). Nonostante la flessione, la nostra regione rimane al terzo posto in Italia per valore dell’export, dietro a Lombardia (163,9 miliardi) ed Emilia-Romagna (83,6 miliardi). Sorprende la performance della Toscana, che con 63 miliardi supera il Piemonte grazie a due settori trainanti: “medicinali e lavorazione di gioielli e pietre preziose”.
Vicenza scivola, Firenze vola
Tra le province italiane più esportatrici, Milano domina con 57,9 miliardi, seguita da Torino (25,7) e, a sorpresa, Firenze (24,5), che conquista il terzo gradino del podio. Vicenza, con i suoi 22,7 miliardi, perde una posizione rispetto all’anno precedente. Appena sotto troviamo Bergamo (20,6) e Brescia (20,1).
Tutte le province venete in calo
Nessuna provincia veneta si salva dal calo: Venezia crolla con un -9%, seguita da Belluno (-4,9%), Rovigo (-2%), Treviso (-1,7%), Vicenza (-1,1%), Padova (-0,4%) e Verona (-0,2%).
Cosa esportiamo? Dai forni agli occhiali, passando per i vini
Il prodotto più esportato dal Veneto nel 2024 sono le macchine di impiego generale (forni, bruciatori, sistemi di riscaldamento), per un totale di 5,9 miliardi di euro. Seguono gli strumenti medici e dentali (5,4 miliardi), macchine per impieghi speciali (4,8 miliardi), abbigliamento (3,7 miliardi), bevande – inclusi i vini – in crescita del 7%, e la gioielleria che segna un sorprendente +12,1%.
Un panorama con luci e ombre, ma che conferma come la forza del Veneto sia proprio nella varietà del suo sistema produttivo. Una ricchezza che, almeno per ora, permette di guardare con meno timore al ritorno dei dazi.













