Tagli alla sanità pubblica, digitalizzazione che rischia di escludere i più fragili e un sistema che sembra spingere sempre più cittadini verso il privato. Questo il grido d’allarme lanciato dallo SPI CGIL Verona, che denuncia con forza la riduzione dei servizi dell’Ulss 9 Scaligera e le conseguenze per le fasce più deboli della popolazione.
“I tagli ai servizi dell’Ulss 9, che in questa prima fase hanno coinvolto i Contact Center in appalto degli ospedali dell’Azienda Sanitaria, ma che a breve minacciano di colpire anche i Distretti Sanitari, sono la conseguenza di scelte ben precise di non potenziare la sanità pubblica con fondi adeguati” – accusa il sindacato dei pensionati SPI CGIL.
Secondo il bilancio preventivo 2025 dell’Ulss 9, il deficit iniziale stimato a 143 milioni di euro è stato ridotto a 78 milioni, comunque più del doppio rispetto al 2024, grazie a tagli lineari su servizi e farmaci. Per il sindacato si tratta di un grido di dolore del sistema sanitario pubblico, sempre più in difficoltà.
❌ “TAGLI CHE COLPISCONO GLI ANZIANI E CHI LAVORA”
Il segretario generale dello SPI CGIL Verona, Adriano Filice, punta il dito contro chi giustifica le riduzioni di budget con il ricorso alla digitalizzazione:
“Leviamoci di torno la foglia di fico dell’intelligenza artificiale e parliamoci chiaramente: il problema è che il sistema sanitario pubblico non riceve finanziamenti sufficienti”.
I primi effetti si stanno già facendo sentire: sportelli che aprono più tardi, chiudono prima, riduzione del personale agli sportelli di prenotazione e pagamento. “Come può l’intelligenza artificiale consegnare a mano un esame istologico?” – si chiede provocatoriamente Filice – “Ogni taglio ha ricadute pesanti sugli strati più deboli della società, che già faticano a ottenere visite nei tempi prescritti. Ora devono anche combattere per prenotare, pagare e ricevere informazioni”.
Il sindacato evidenzia poi un’altra faccia della crisi: il rischio per i lavoratori impiegati negli appalti, spesso i primi a subire riduzioni di orario o addirittura licenziamenti. “Esprimiamo la nostra totale solidarietà a chi si vede ciclicamente messo in discussione nella propria condizione di lavoro”, afferma Filice.
️ IL PROBLEMA DELLA DISCRIMINAZIONE DIGITALE
Un altro nodo critico è il divario digitale. La progressiva informatizzazione dei servizi sanitari sta escludendo un’ampia fetta di popolazione, in particolare gli anziani.
“Oggi molti accedono ai servizi solo grazie a figli, parenti o amici che li aiutano a prenotare visite o scaricare referti. Ma chi è solo? Chi non ha nessuno disponibile? Dobbiamo smettere di ignorare che questa è una vera e propria discriminazione digitale”, denuncia il segretario dello SPI CGIL Verona.
Il sindacato chiede quindi alla Regione budget adeguati, il potenziamento della sanità pubblica e misure concrete per garantire accesso ai servizi a tutti, senza discriminazioni.













