Continua a far discutere la decisione di sfrattare la storica associazione Fevoss e altre realtà come il CAI e Telefono Rosa per lasciare spazio a uno studentato nel cuore di Verona. Patrizia Bisinella, capogruppo di Fare, non usa mezzi termini: “Il Comune ha scelto di tutelare gli interessi immobiliari, dimenticando i bisogni dei cittadini più fragili.”
L’attacco è diretto alla Vicesindaca Bissoli, che detiene la delega al Patrimonio, accusata di aver anteposto accordi con la Fondazione Cariverona alle esigenze sociali della città: “Non appena ricevuta la delega, la Vicesindaca non ha perso tempo per accogliere le richieste della Fondazione, che da anni punta a trasformare l’immobile in uno studentato redditizio. Peccato che nel mezzo ci siano associazioni che rappresentano un presidio fondamentale per il territorio, soprattutto in una zona difficile come quella di Porta Vescovo.”
Secondo Bisinella, la responsabilità principale non è della Fondazione, che legittimamente persegue i propri interessi, ma dell’Amministrazione Comunale, che avrebbe dovuto individuare soluzioni alternative, come previsto da una mozione approvata all’unanimità in Consiglio Comunale: “Perché proprio quello stabile? Si sono mai valutate alternative serie? Verona non manca certo di caserme dismesse, ex conventi e immobili privati potenzialmente utilizzabili per uno studentato. È stata una scelta mirata o solo un’operazione immobiliare travestita da intervento sociale?”
Pur riconoscendo l’emergenza abitativa degli studenti, Bisinella conclude lanciando un appello: “Ai giovani servono spazi, ma anche una città che funzioni, dove il tessuto sociale sia valorizzato. Il Comune non può permettersi di cancellare anni di impegno sociale per inseguire il profitto.”













