Ci ha lasciati il professor Claudio Bassi, chirurgo stimato a livello internazionale che ha dato un contributo importante allo sviluppo della diagnosi e del trattamento delle patologie del pancreas, tanto con l’attività clinica quanto con la ricerca. La sua perdita è un grande dolore per la comunità medica veronese.
“È triste dover salutare un bravo collega che se ne va ad una età in cui si ha ancora molto da dire e da fare, ma sono convinto che la sua dedizione, professionalità e umanità rimarranno un esempio prezioso per tanti colleghi, giovani e non solo. A nome dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona esprimo vicinanza alla famiglia del professor Bassi e al personale sanitario che lavorava con lui all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona”.”, scrive l’Ordine dei Medici
“Con il Professor Bassi la chirurgia veneta d’eccellenza perde una delle sue punte di diamante, un professionista che ha contribuito con tutta la sua attività alla crescita e ai successi della chirurgia pancreatica a Verona e in Veneto, in Italia e all’estero. Rivolgo a tutta la sua famiglia e a tutti coloro che l’hanno conosciuto e apprezzato il mio cordoglio più profondo”.
Così, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, commenta la scomparsa del professor Claudio Bassi, apprezzato chirurgo, direttore dell’Unità di Chirurgia Generale e del Pancreas, nonchè direttore dell’Istituto del Pancreas dell’Azienda Ospedaliera di Verona.
“La struttura da lui diretta – ricorda Zaia – è un’eccellenza che compie oltre 400 resezioni pancreatiche l’anno, esprimendo contemporaneamente grande qualità abbinata alla quantità significativa di interventi effettuati. Grazie al lavoro di Bassi e di tutta la sua equipe, i pazienti venivano a Verona da tutto il mondo per farsi curare e operare neoplasie pancreatiche, resezioni pancreatiche e interventi di chirurgia pancreatica non resettiva”.
“Un pensiero e un riconoscente ringraziamento – conclude il Governatore – per questo luminare che ha trasmesso la sua conoscenza scientifica a diverse generazioni di chirurghi”













