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Italia Viva: “Agsm-Aim come i Montecchi e i Capuleti”

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“La politica veronese è, purtroppo, abituata a dividersi su Agsm. Questa volta, non basta che si tratti della nuova Agsm-Aim. Anzi, paradossalmente, la novità è che, partita all’ombra di Monte Berico, la baruffa vede tornare nuovamente protagonisti i Montecchi e i Capuleti, con i vicentini che stanno a guardare”, commentano Davide Bendinelli coordinatore regionale Italia Viva Veneto e Valeria Pernice coordinatrice Italia Viva Verona.

“Ha ragione chi sostiene che così facendo si fa del male alla più importante delle aziende controllate dai due Comuni. Peccato che anche chi lo sostiene sia tra i responsabili del livello della discussione”.

“Non essendo noi presenti né in consiglio comunale né nei consigli di amministrazione, non vogliamo addentrarci nei verbali o negli eventuali buchi nella comunicazione tra tutti i soggetti interessati alla vicenda”.

“Tuttavia, proprio perché vediamo le cose da fuori, ci corre l’obbligo di porre due domande per noi dirimenti, con una premessa”.

“La premessa è che, se vieni nominato presidente o consigliere d’amministrazione in un’azienda locale pubblica e, a torto o a ragione, ti dicono che non hanno più fiducia in te, ne trai le conseguenze e prima te ne vai e poi, se ritieni di aver subito un torto, ti difendi in tutte le sedi. Altrimenti non puoi sottrarti alla critica di essere attaccato alla poltrona. Sei un civil servant, te ne vai, proprio per non danneggiare l’azienda. Esattamente come ha fatto il precedente presidente quando ha capito che l’allora sindaco Sboarina non era più in grado di confermargli la fiducia”.

“Ma le due questioni principali sono le seguenti. La prima. L’operazione Compago in quale quadro strategico si inserisce? C’è chi dice che è in linea con l’orizzonte di rafforzamento dell’azienda. Ma l’acquisto di nuovi clienti non è la stessa cosa di una fusione o dell’acquisizione di nuovi impianti. Giusto o no, ha bisogno di essere spiegata di più e meglio ai veronesi perché, finora, non è stato chiaro chi è d’accordo con l’operazione e chi no e, soprattutto, con quali motivazioni industriali”.

“La seconda. C’è un problema di congruità del prezzo. Solo dopo che si è tirato il freno a mano si è sentito la necessità di affidare una verifica esterna a ben tre società di consulenza. La domanda che sorge spontanea è perché non è stato fatto prima di arrivare alla firma del preliminare. O, meglio, se è stato fatto da parte di chi ha condotto la trattativa, ci si chiede perché non se ne ha traccia”.

“Non ci sfugge che qualsiasi operazione di questo genere è rigorosamente normata e che la riservatezza è d’obbligo, ma se l’opinione pubblica o lo stesso consiglio comunale sono chiamati ad esprimersi devono essere messi in condizione di avere gli elementi per poterlo fare”.

“Un’ultima considerazione. In discussione sono i rappresentanti (non tutti, peraltro) del Comune di Verona. Per quanto riguarda Vicenza, invece, nessun problema? Lì ha funzionato tutto sia nei rapporti col socio di riferimento sia nel merito dell’operazione?”.



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