Suona di nuovo la campanella per i ragazzi ricoverati al Santa Giuliana dove è stata attivata la Scuola Digitale in Ospedale. Grazie al progetto costruito con la Fondazione San Zeno, possono collegarsi alle loro classi e continuare a seguire le lezioni e mantenere il rapporto con insegnanti e compagni.
La struttura, che si occupa della riabilitazione di persone con disturbi psichici ed è Centro di riferimento del Veneto per la cura e la riabilitazione degli adolescenti, ha trovato un fondamentale alleato nella Fondazione San Zeno, che sostiene progetti di educazione, lavoro e sviluppo di comunità. L’ente ha messo a disposizione le attrezzature informatiche e il personale attivando così i laboratori didattici.
“Ora abbiamo otto ragazzi a scuola – spiega lo psicologo Amedeo Ferroni, che coordina la Scuola digitale. – Per ciascuno individuiamo una formula di integrazione tra il percorso terapeutico e scolastico. Sono fondamentali molta sensibilità e disponibilità da parte della scuola, dal preside agli insegnanti, fino ai referenti di sostegno. E in questo inizio d’anno ne abbiamo trovata molta”.
La Scuola digitale, oltre a contrastare la dispersione scolastica, agevola la formazione di una rete tra ospedale, genitori, scuola e operatori sociosanitari e soprattutto non recide il contatto con il mondo cui dovranno tornare i ragazzi una volta dimessi. Il progetto è partito nel 2021 per una durata di 36 mesi nell’arco dei quali sarà proposto a circa 150 adolescenti e preadolescenti dai 14 ai 21 anni ospiti della struttura sanitaria per periodi di degenza dai 30 ai 90 giorni.
“Il ricovero ospedaliero in adolescenza protegge ma può indurre passività dovuta all’isolamento sociale -, spiega Amedeo Bezzetto, psicologo e responsabile dell’Area Riabilitativa Adolescenti di Santa Giuliana. “Con questo progetto si lavora sulla motivazione e sul metodo di studio, lo studente può recuperare una o più materie e soprattutto mantiene una relazione con le persone a cui è legato. La scuola digitale è un progetto di inclusione scolastica e di lotta alla povertà educativa per i giovani più fragili e vulnerabili, bisognosi di cure ma anche di formazione, di contatto e integrazione”.
“L’abbandono della scuola è il primo segnale che si rileva quando un giovane sta male -, aggiunge lo psichiatra Marcello Santi, direttore sanitario dell’ospedale Santa Giuliana. – Favorire un riaggancio con la scuola è un intervento riabilitativo”.













