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Bendinelli: “L’ospedale di Peschiera rischia di andare a gambe all’aria, serve l’aiuto della Regione”

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Nel 2019 una legge regionale ha disposto la chiusura dell’ospedale di Bussolengo e l’assorbimento di un terzo dei posti da parte di quello di Peschiera. La Regione però non avrebbe stanziato i fondi per finanziare quel passaggio e ora il Pederzoli rischia di andare gambe all’aria. Il sindaco Bendinelli commenta: “Peschiera è l’unico riferimento sanitario per il Baldo Garda e per il comprensorio turistico più grande d’Italia e rischia di non poter più garantire servizi e prestazioni, ordinarie e d’emergenza, ad una consistente fetta di popolazione, la situazione è drammatica. ”.

L’Ospedale di Peschiera è chiaramente un ospedale privato. Ma è un ospedale privato che opera erogando un pubblico servizio non solo ai cittadini del Baldo Garda ma a una delle aree turistiche più grandi e rinomate a livello nazionale. Ora si trova in enorme difficoltà perché la regione non sta contribuendo finanziariamente alla copertura di quei servizi che lei stessa gli aveva affidato”, commenta il sindaco.

E le ricadute rischiano di essere pesantissime. “Di fatto -prosegue Bendinelli- la sanità veneta sembra essere stata smantellata. Diminuiscono le prestazioni, i servizi erogati, sia ordinari che d’emergenza. Le liste d’attesa crescono a dismisura”.

Questi i dati annuali del Pederzoli: 25mila ricoveri, 40mila accessi al pronto soccorso, oltre 1200 parti, 20mila prestazioni chirurgiche.

“Ci rendiamo conto di che cosa significano questi numeri? Se l’Ospedale di Peschiera non riesce a garantirle, tutte queste prestazioni dove andranno a finire?”, rincara Bendinelli. E poi, l’appello. “Dobbiamo riunirci come sindaci del territorio -dice Bendinelli – dobbiamo scrivere al Prefetto perché il rischio di interruzione di pubblico servizio da parte dell’Ospedale di Peschiera è imminente.  E soprattutto scrivere a Zaia sperando che possa distogliere l’attenzione da quelle conferenze stampa che fa senza contraddittorio per occuparsi concretamente della sanità veneta e riportarla ai livelli ai quali siamo sempre stati abituati. Oggi abbiamo la sensazione che quella sanità rappresenti un fanalino di coda nell’attività politica e amministrativa del nostro governatore”.



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