“Gli appelli alla responsabilità sono caduti nel vuoto – afferma Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona – e si è arrivati comunque ad una crisi di Governo che per il momento il Presidente della Repubblica Mattarella ha congelato. Cosa pensare? Che probabilmente per questa classe di politici conti più il ‘gioco’ della politica, rispetto ai problemi reali del Paese, alla drammaticità di una situazione economica che andrebbe affrontata con coesione e senso civico, nel contesto di un patto tra tutte le forze politiche, unite nell’affrontare quella che è già una vera e propria emergenza”.
“Un tasso di inflazione corrispondente a quello di più di trent’anni fa – aggiunge il Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, materie prime introvabili e proposte a prezzi indecenti, costi dell’energia e dei carburanti fuori controllo, speculazioni vergognose su ogni prodotto e servizio, mercati bloccati, fiducia di imprese e consumatori ai minimi storici. Di fronte a tutto ciò, noi piccoli imprenditori siamo allibiti e, questa volta va detto, vicini al limite ultimo dell’insofferenza, perché l’Italia affonda, mentre l’orchestrina politica continua a suonare la stessa identica canzone di sempre”.
Confartigianato ha calcolato le conseguenze che potrebbero essere provocate dalla crisi di governo. In bilico ci sono 49,5 miliardi di euro, pari a 2,5 punti di PIL e delineano un rischio occupazione per 253mila lavoratori. In particolare, secondo l’analisi di Confartigianato la crescita degli investimenti si ridurrebbe di 5 miliardi di euro, verrebbero meno circa 11 miliardi di interventi contro il caro-energia per famiglie e imprese che pagherebbero anche 3 miliardi in più per il rialzo dei tassi di interesse sui prestiti bancari, dovremmo rinunciare a 3,9 miliardi di effetto espansivo della legge di bilancio 2023, mentre peserebbe per 3,6 miliardi la deviazione dal sentiero di riduzione della pressione fiscale.
A palesare le proprie preoccupazioni anche la CNA: “In questo momento di gravissime difficoltà per il nostro Paese – commenta Moreno De Col Presidente di CNA Veneto – una crisi di governo andrebbe senz’altro ad impattare ancor di più sulle aziende e sulle imprese. Abbiamo una guerra alle porte dell’Europa; il Covid che non dà tregua; il PNRR da far partire; gli aumenti delle materie prime; la crisi energetica; un grave problema climatico che sta mettendo in ginocchio molti comparti vitali per il nostro Paese. La classe politica deve tener conto di questo delicatissimo momento: proprio ora bisogna dimostrare come l’interesse comune debba essere superiore alle incompatibilità di parte. Sono troppe le partite aperte che questa azione non aiuta a risolvere. Chiediamo alla classe politica coesione, coerenza e lungimiranza nel fare il bene del Paese”.
“La crisi di Governo è un fatto grave e ancora una volta dimostra la distanza della politica dal mondo reale, fatto di imprese e lavoratori che stanno soffrendo. I segnali di allarme che sono stati lanciati negli anni sono sempre caduti nel vuoto e adesso è a rischio la sopravvivenza del comparto”, sottolinea con preoccupazione Luca Luppi, presidente di Casartigiani Verona.
C’è poco interesse per il settore artigiano e questo appare paradossale in un Paese che, almeno a parole, ha sempre considerato l’artigianato un settore d’eccellenza, trainante per l’economia. “C’è una guerra appena fuori l’Europa, stiamo ancora combattendo contro il Covid, c’è il Pnrr da rilanciare, senza dimenticare gli aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime e la siccità che sta mettendo in ginocchio tanti territori – conclude il presidente di Casartigiani Verona -. La politica dovrebbe tenere conto di tutto questo e pensare che l’unico modo per salvare il Paese dalla catastrofe è proprio impedire che le imprese chiudano per sempre”.













