“Leggiamo con stupore e perplessità le dichiarazioni del Direttore Generale dell’Ulss 9 Pietro Girardi in merito alla carenza di medici di base e al problema delle liste di attesa. Le criticità che il Covid ha reso ineludibili, non nascono dalla pandemia, sono piuttosto il risultato di anni e anni di blocco delle assunzioni, diminuzione delle risorse, delega al privato – dice Adriano Filice, Segretario Generale Spi Cgil Verona -. Da chi ha il compito di programmare a lungo termine i servizi sanitari sul territorio non ci attenderemmo nulla di meno che una piena assunzione di responsabilità rispetto ad una situazione che è ormai diventata insostenibile”.
La situazione dei Medici di Medicina Generale è conosciuta da tempo: i rapporti dell’Ulss 9 indicano che i MMG erano 601 nel 2015, ma sono scesi a 580 nel 2017 e poi ancora a 548 nel 2021.
Quanto alle prestazioni specialistiche, il problema è più complesso delle “prescrizioni facili” di cui i medici di base vengono spesso accusati. C’è da considerare anche lo squilibrio tra sanità pubblica e privato accreditato. Lo stesso Piano delle Performance 2022-2024 dell’Ulss 9 nota infatti che “Le strutture private erogano meno prestazioni di quelle pubbliche (solo il 33% del totale) ma per un valore tariffato superiore (57% del totale)”.
“Soltanto nel Distretto 4 (ex Ulss 22 di Bussolengo) le strutture private (1.791.190 prestazioni specialistiche erogate tra dicembre 2020 e novembre 2021 pari al 21,58% del totale) si mangiano quasi metà della torta: 81, 4 milioni di euro fatturati tra dicembre 2020 e novembre 2021, pari al 46,63% del totale fatturato in tutta l’Ulss 9. Qui una prestazione erogata dal privato vale in media 45,47 euro, più del doppio rispetto alla media in tutta l’Ulss 9 che è di appena 20 euro circa per prestazione”, spiegano ancora dal sindacato.
“Il fatto che le parti più redditizie della sanità siano diventate appannaggio del privato ha un peso enorme anche nell’orientare le carriere dei medici che sempre meno scelgono di impegnarsi nel pubblico dove vengono pagati di meno, lavorano di più e in condizioni di gran lunga peggiori”, spiega Filice.
“Dai responsabili della sanità locale vorremmo sentir parlare di come si risale questa china, come si rilancia la sanità pubblica. Vorremmo che la sanità tornasse ad essere considerata un investimento e non un costo – sottolinea il segretario -. Le opportunità non mancano: la giunta regionale ha già autorizzato su Verona la spesa di circa 98 milioni di euro del Pnrr per la costituzione di 15 Case della Comunità, 8 Ospedali di Comunità, 10 Centrali Operative Territoriali, l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale degli ospedali. Ma senza personale il nuovo modello di sanità territoriale disegnato dal Pnrr è destinato a rimanere un guscio vuoto, oppure l’ennesimo affare consegnato alla sanità privata”.













