Oggi a Verona, e in parte del Veneto, sta piovendo, ma anche questa volta non si tratta di grandi quantità d’acqua e quindi l’emergenza siccità è più che mai un problema reale.
Il Presidente della Regione del Veneto ha inviato ieri una lettera al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al Capodipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, nella quale richiede di valutare la dichiarazione dello “Stato di emergenza” finalizzata ad ogni opportuna azione che possa definire le modalità di gestione sovraregionale della crisi idrica.
Nella lettera, il presidente sottolinea la condizione diffusa di sofferenza idrica e spiega come, nel Veneto, la situazione sia tale che per un riequilibrio del deficit pluviometrico accumulato fino a marzo e quindi sarebbe necessaria una precipitazione maggiore per tornare in pari.
Il presidente del Veneto ha anche illustrato al Presidente del Consiglio anche alcuni dettagli sulla portata dei fiumi veneti – segnalando come tra i bacini in maggiore difficoltà ci siano il Po e l’Adige – facendo notare come la scarsità idrica sia resa ancor più forte dal fatto che la gestione di alcuni invasi sia avvenuta sulla base di dinamiche legate prevalentemente ad aspetti economici della produzione idroelettrica che non a quelli di una gestione complessiva della risorsa idrica.
Ecco perché il Veneto adesso chiede aiuto anche al Trentino Alto Adige di aumentare la portata del fiume Adige di 20 metri cubi al secondo per fare fronte alla siccità in pianura, ma le dighe in montagna sono quasi vuote. Nei bacini delle centrali idroelettriche attualmente si trova infatti solo il 20% della quantità media di questo periodo dell’anno.
Ma l’assessore all’ambiente della Provincia di Bolzano, Giuliano Vettorato, mette in chiaro che “una mano certamente la daremo, ma anche da noi la siccità sta creando seri problemi, dopo un centinaio di giorni senza piogge intense”. Le precipitazioni di inizio mese non sono bastate ad allievare la situazione.
Con la portata richiesta dal Veneto i bacini idrici si svuoterebbero nel giro di una ventina di giorni. Vettorato invita perciò anche la popolazione ad un utilizzo parsimonioso dell’acqua. L’assessore altoatesino alla protezione civile Arnold Schuler ricorda che il problema non e nuovo e che l’Adige in pianura garantisce acqua potabile a circa 200.000 persone.
La carenza d’acqua ha anche i suoi effetti negativi sulla produzione elettrica, “un tema particolarmente sentito in questi giorni”. Secondo Schuler, le misure da intraprendere vanno valutate attentamente e soprattutto va trovata una strategia a lungo termine, anche alla luce del cambiamento climatico.
La vede così anche l’assessore trentino Mario Tonina. Nei bacini in montagna non giace nessun ‘tesoretto’, ribadisce. Un rilascio eccezionale di acqua dalle dighe – secondo lui – potrebbe avvenire con un provvedimento della protezione civile nazionale in caso di stato di emergenza.













