Recentemente è stato presentato in Gran Guardia dall’Autorità di Bacino e dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani il nuovo Piano di gestione del rischio alluvioni, che però non convince l’Ordine degli Ingegneri di Verona, il quale già lo scorso dicembre aveva sollevato obiezioni per troppe restrizioni.
Il timore è che nelle aree interessante, in particolare Borgo Venezia e Montorio, oltre ad una miriade di Comuni della Pedemontana, diventi del tutto impossibile progettare proprio quegli interventi di rigenerazione urbana o completamento urbano previsti sia dalla Variante 23 che dalla nuova Variante 29 per riqualificare l’esistente evitando ulteriore consumo di suolo agricolo.
Il presidente dell’Ordine, Andrea Falsirollo, evidenzia: “Le nostre critiche non vanno ovviamente in contrasto con la sicurezza del territorio ma, nel suo rispetto, mirano a preservarne l’economia cercando di restringere e individuare le zone interessate nel modo più corretto possibile, tenendo conto degli avvenimenti e degli studi pregressi. Il rischio è di vedere svanire tutta la progettazione in itinere, che per la complessità delle procedure burocratiche non è ancora stata autorizzata, e il cui annullamento senza prospettive di soluzione potrebbe avere effetti nefasti sull’intera economia della città e sulla filiera delle costruzioni”.
Da Marzana in giù, fino a Quinto, Poiano, Santa Croce, e Borgo Venezia le nuove limitazioni si faranno sentire in maniera importante, coinvolgendo almeno una decina di comuni pedemontani dell’est veronese, oltre a una vasta area del comune di Verona. L’allarme lanciato dall’Ordine riguarda l’impossibilità di riqualificare l’esistente, non certo di progettare nuovo consumo di suolo.
“Il Piano sottopone a nuovo vincolo brani importanti del territorio urbanizzato, che non sono mai stati oggetto di esondazioni e che nel futuro vedranno congelata se non annullata qualsiasi attività edilizia e urbanistica – commenta l’ingegnere Marco Giaracuni, coordinatore della Commissione Urbanistica dell’Ordine -. Anche la modalità di individuazione delle aree lascia discutere. Il Piano si basa su cartografie datate, non più attuali. Alcune aree individuate come zone a rischio risultano altimetricamente più alte di altre zone confinanti assoggettate allo stesso rischio, mentre altre zone, come piazza del Porto a Parona o il Vaio di Novare e quello del Ghetto-Arbizzano-Parona, pur essendo state recentemente oggetto di fenomeni di esondazione, sono assenti. Urge quindi capire quali siano i criteri utilizzati dall’Autorità di Bacino delle Alpi orientali e come perfezionarli a beneficio dell’intero territorio della provincia”.













