Home Articoli Cosa toglie il sonno ai veronesi? Ecco il quadro emerso all’open day organizzato dall’IRCCS di Negrar

Cosa toglie il sonno ai veronesi? Ecco il quadro emerso all’open day organizzato dall’IRCCS di Negrar

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L’insonnia che insiste da anni senza trovare rimedio, ma anche la difficoltà di dormire insorta a causa del Covid 19, insieme alle apnee notturne, sono i disturbi del sonno che rendono il momento del riposo un vero e proprio incubo per i veronesi. E’ il quadro emerso nel corso dei colloqui individuali con gli esperti dell’IRCCS di Negrar, che si sono tenuti questa mattina al Centro Diagnostico Terapeutico “Sacro Cuore” in occasione del World Sleep Day, celebrato lo scorso venerdì 18 marzo.

L’iniziativa ha visto l’adesione (su appuntamento) di una trentina di veronesi, giovani e anziani, la cui vita diurna è pesantemente condizionata da una bassa qualità del sonno.

“Sono persone che da anni combattono con l’insonnia e finalmente, grazie a questo open day, hanno deciso di rivolgersi a un esperto – sottolinea il dottor Gianluca Rossato, responsabile del Centro di Medicina del Sonno di Negrar -. Finora hanno cercato di porvi rimedio con il “fai da te”, con il solo risultato di aggiungere al disturbo del sonno anche la preoccupazione di aver assunto per lungo tempo un farmaco non indicato se non nocivo. Una signora ha confessato di servirsi di un noto ansiolitico, senza prescrizione medica, solo perché lo prendeva anche l’amica e ‘si trovava bene’. Mai intraprendere iniziative simili”.

Agli insonni cronici si sono aggiunti anche coloro che lo sono diventati a causa della pandemia. “In media all’anno effettuiamo 1.500 visite e un migliaio di esami strumentali, ma dall’inizio della pandemia registriamo un incremento di almeno il 30% delle richieste”, afferma il dottor Rossato. “La causa è lo stress dovuto alla paura dell’infezione per sé e per i familiari; allo smart working che in molti casi ha comportato una dilatazione delle ore lavorative; all’uso eccessivo di dispositivi elettronici (smartphone, computer e tablet) la cui luminescenza può comportare un’alterazione della produzione della melatonina; alla preoccupazione prima di perdere il lavoro e adesso al timore, ritornando in ufficio, di non saper riprendere la ‘vecchia’ quotidianità”.

Sulla qualità del sonno incidono tuttavia anche le complicanze lasciate dal virus: “Alcune persone guarite dalla malattia lamentano di avere paura di addormentarsi perché ricordano le difficoltà respiratorie che si presentavano soprattutto nelle ore notturne. Un uomo, per esempio, ha raccontato alla nostra psicologa di essere costretto ogni notte ad alzarsi e aprire la finestra a causa della sensazione di respirare male – riprende il medico -. Ma altre persone riportano che dopo l’infezione, anche blanda, fanno fatica ad addormentarsi o si svegliano frequentemente. Si ipotizza che l’interessamento da parte del virus SARS CoV-2 delle cellule nervose, che abbiamo visto con i disturbi del gusto e dell’olfatto, incida anche sul sonno”.

Cosa fare per porvi rimedio? “Se i disturbi sono emersi da poco tempo è utile assumere melatonina. Il nostro Ospedale, tra l’altro, effettua anche il dosaggio salivare di questo ormone cronotropo, cioè capace di orientare il ritmo sonno- veglia – risponde il dottor Rossato -. Se invece perdurano, è necessario informare del problema il proprio medico che nel caso prescriverà un visita da uno specialista”.

Attenzione all’insonnia dei ragazzi. “Può essere dovuta alla cattiva abitudine di andare a letto molto tardi e all’uso eccessivo dei dispositivi elettronici. Ma può ascondere anche uno stato depressivo causato dalla situazione pandemica che li ha privati a lungo della loro quotidianità e dei rapporti sociali con i loro pari”.



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