Negli ultimi due anni il Centro di medicina del sonno dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ha registrato un incremento di richieste di visite del 30%. Ad affermarlo è il dottor Gianluca Rossato, responsabile del Centro, alla vigilia della Giornata mondiale del sonno che si celebra il 18 marzo.
In occasione di questo evento annuale, il dottor Rossato e i suoi collaboratori sono a disposizione della popolazione sabato 19 marzo. I colloqui individuali e gratuiti si tengono al Centro diagnostico terapeutico di via san Marco 121 (Verona, area del Centro polifunzionale Don Calabria) dalle 9 alle 12.30. Obbligatoria la prenotazione scrivendo all’indirizzo e-mail: centrodelsonno@sacrocuore.it.
“In media all’anno effettuiamo 1.500 visite, ma dall’inizio della pandemia registriamo un incremento di almeno il 30% delle richieste – spiega il dottor Rossato -. Sono in genere adulti che soffrono d’insonnia a causa dello stress che tutti, più o meno, abbiamo vissuto durante gli ultimi due anni. Stress dovuto alla paura dell’infezione per sé e per i familiari; allo smart working che in molti casi ha comportato una dilatazione delle ore lavorative; alla preoccupazione di perdere il lavoro ma anche, in questo periodo, al timore, ritornando in ufficio, di non saper riprendere la ‘vecchia’ quotidianità”.
Secondo recenti studi, in questa epoca di pandemia, e in particolare durante il lockdown, i ritmi sonno-veglia si sono alteranti in media di un’ora, influendo inevitabilmente sulla qualità del sonno, con la comparsa o l’aumento dell’insonnia. “A tutto questo si deve aggiungere anche un maggiore uso, per lavoro o studio, dei dispositivi elettronici (computer, smartphone, tablet) la cui luminescenza può comportare un’alterazione della produzione della melatonina, così come passare la gran parte della giornata al chiuso, sotto la luce artificiale”, sottolinea il neurologo.
Le conseguenze indirette del Covid sulla salute del sonno degli italiani si accompagnano a quelle dirette. “Ci sono persone guarite dalla malattia che lamentano di avere paura di addormentarsi perché ricordano le difficoltà respiratorie che si presentavano soprattutto nelle ore notturne – riprende il medico -. Altri invece riportano che dopo l’infezione fanno fatica ad addormentarsi o si svegliano frequentemente. Si ipotizza che l’interessamento da parte del virus SARS CoV-2 delle cellule nervose che abbiamo visto con i disturbi del gusto e dell’olfatto, per esempio, incida anche sul sonno”.
Cosa fare per porvi rimedio? “Se i disturbi sono emersi da poco tempo è utile assumere melatonina. Il nostro Ospedale, tra l’altro, effettua anche il dosaggio salivare di questo ormone cronotropo, cioè capace di orientare il ritmo sonno-veglia – risponde il dottor Rossato -. Se invece perdurano, è necessario informare del problema il proprio medico che nel caso prescriverà un visita da uno specialista”. Attenzione all’insonnia dei ragazzi. “Può essere dovuta alla cattiva abitudine di andare a letto molto tardi e all’uso eccessivo dei dispositivi elettronici. Ma può nascondere anche uno stato depressivo causato dalla situazione pandemica che li ha privati a lungo della loro quotidianità e dei rapporti sociali con i loro pari”.













