L’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo fa impennare i prezzi del gas e del petrolio, e rischia nell’immediato di far lievitare i prezzi del grano e del mais, principale ingrediente nelle diete per gli animali e strategico nelle filiere zootecniche.
“Ancora una volta l’agricoltura rischia di pagare un conto salatissimo a causa delle tensioni internazionali – dichiara Andrea Lavagnoli, presidente provinciale di Cia – Agricoltori Italiani -, come già avvenuto con l’impennata delle materie prime negli ultimi mesi e con l’embargo imposto dall’Ue alla Russia nel 2014″.
“A preoccupare sono le inevitabili ripercussioni al pacchetto duro di sanzioni che l’Ue si accinge a preparare. Tutte le volte che l’Europa, e con essa l’Italia, compie scelte di geopolitica che portano a perdere mercati di sbocco dei nostri prodotti, conquistati faticosamente negli anni, a pagare i costi è l’economia e in particolare l’agricoltura – commenta Lavagnoli -. Il risultato è che ci troviamo con mercati di esportazione bloccati, le cui conseguenze non sono solo nell’immediato, ma anche a lungo termine. Si pensi ad esempio alla scelta della Russia di produrre formaggi con le tecnologie e le ricette italiane, dopo l’embargo del 2014”.
“Qualcuno pensa che riconquisteremo questi mercati? Bisogna agire con tutta la risolutezza necessaria e che si stabilisca un punto fermo: ogni scelta di politica internazionale che si traduca direttamente o indirettamente in danni per l’agricoltura italiana, deve comportare rimborsi agli agricoltori per la loro intera entità, anche in previsione dei condizionamenti futuri che portano stabili perdite alla nostra agricoltura. I nostri governanti devono comprendere che l’attività agricola non è come le altre attività economiche. Quando un’azienda chiude, chiude per sempre, polverizzando quel valore inestimabile che per noi veneti è il rapporto tra attività produttiva, natura, tradizione e territorio”, conclude il presidente provinciale della CIA.













