Il Sindaco di San Giovanni Lupatoto, alla presenza di numerose autorità civili e militari, di associazioni di volontariato ma anche di semplici cittadini, ha inaugurato un monumento creato dal Maestro Albano Poli e dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra i presenti anche la moglie del capo scorta del Giudice Falcone, la Sig.ra Tina Montinaro.
È stata una lunga cerimonia che ha voluto sottolineare l’importanza sia dei due giudici sia degli uomini delle forze di polizia che tutti i giorni si trovano a rischiare la vita per difendere i principi alla base della vita di una nazione.
Un progetto ideato e voluto in primis dall’ANIOC Delegazione Verona Gruppo soccorritori del Vo Dae, e dal Presidente Provinciale Cav. Giuliano Luigi Bissolo che insieme al Coordinatore Sig. Adelino Fasoli l’ha presentato al Convegno Nazionale ANIOC a Sanremo nel 2019. L’idea di celebrare i due magistrati e le loro scorte ha entusiasmato in quell’occasione i vertici nazionali di ANIOC, a partire dal Presidente Nazionale Sen. De Poli.
L’importanza di questo evento ha perciò richiamato la presenza del Segretario Generale dell’ANIOC, Conte Maurizio Monzani che con le sue parole ha voluto sottolineare lo spessore di questa manifestazione: “Il ricordo dei giudici Falcone e Borsellino è una pietra miliare della storia del nostro paese, persone che hanno dato la propria vita per le istituzioni. L’ANIOC, che io rappresento in questo momento, è fiera di essere stata la promotrice dell’evento e per questo motivo mi sento in dovere di ringraziare il nostro delegato provinciale di Verona Cav. Bissolo nonché il Coordinatore Fasoli. Si tratta, in fondo, di un forte messaggio indirizzato alle future generazioni sul significato del sacrificio per la propria Patria al fine di portare avanti il senso dell’onore e della tradizione. La presenza inoltre di numerose istituzioni civili e militari certifica come l’ANIOC Delegazione Verona Gruppo soccorritori del Vo Dae sia apprezzata per il lavoro che quotidianamente svolge sul territorio con i propri volontari”.
La signora Tina Montinaro, moglie dell’agente Montinaro, così ama definirsi, non vedova, ha sottolineato come la legalità in un paese parte da ognuno di noi. Sono le sue parole, infatti, ad aver scaldato gli animi dei presenti.
Qual è secondo lei il ruolo di ogni singolo cittadino? “Non va più bene dire le Istituzioni non fanno, lo Stato non è presente, oppure perché dobbiamo farlo noi? È facile dire tanto le cose non cambiano. Io vengo dalla scuola di mio marito che un passo indietro non l’ha fatto. Aveva sicuramente timore ma non si è tirato indietro. Il mio messaggio ai giovani è proprio questo, ognuno deve fare la sua parte. Giornate come questa mi toccano profondamente perché avvengono a molta distanza da Palermo e a 30 anni da quei fatti tragici che segnarono il nostro paese.
Che significato ancora trasmettono quelle stragi al nostro paese? “Quei giudici e i ragazzi di quelle scorte hanno fatto capire che quelle stragi non sono di proprietà di Palermo o della Sicilia ma appartengono a tutta l’Italia. Al sud, in Sicilia e a Palermo da allora molto è cambiato. Quelle stragi hanno cambiato il modo di comportarsi dei palermitani. Sono tuttavia conscia che il lavoro da intraprendere è ancora molto”.
E oggi come stanno le cose? “Molti giovani pagano ancora oggi le conseguenze di quello che è stata la Sicilia e Palermo in quegli anni. Oggi la Mafia, tanto al nord quanto al sud è purtroppo ancora presente, ha: solo cambiato sembianze”.
Un suo consiglio per cercare di fare opere di prevenzione? “È necessario essere molto attenti. Qui al nord purtroppo vedo atteggiamenti che sono quelli che da noi dilagavano quarant’anni orsono. Persone che fanno finta di non vedere o che sostengono che la mafia non esiste (una omertà diffusa ndr). In queste zone dovrebbero prendere esempio da noi che la mafia l’abbiamo vissuta amaramente sulla nostra pelle, l’ho dimostrano i nostri morti”. Credo che al nord siano proprio gli imprenditori che cercano la mafia e questo non va bene. Ve lo dice una donna che tutto questo l’ha pagato di persona con la morte del marito.
E lei cosa chiede alle nuove generazioni? “Il mio impegno con i giovani ha dei principi cardine, è loro compito guardarsi attorno e aprire gli occhi, capire come agisce il vicino di casa, come possono taluni individui permettersi un tenore di vita elevato del tutto ingiustificato. Chi vive di stipendio non si può arricchirsi all’improvviso. Significa che qualcosa non torna”.



Un’autentica lezione di vita traspare anche dalle parole del primo cittadino di San Giovanni Lupatoto, l’Avv. Attilio Gastaldello.
Qual è il suo ricordo di questi due grandi uomini? “Falcone e Borsellino sono due persone che fanno parte della storia di ognuno di noi. Io stesso ho dei ricordi particolari poiché in quegli anni ero in servizio come Carabiniere proprio a Palermo. Per me è ancora oggi un ricordo molto personale. Li ho visti spesso al Tribunale di Palermo, e questo per me era molto emozionante”.
Qual è la sua lettura di questi due giudici a distanza di trent’anni? “Sono convinto che queste due persone abbiano cambiato il corso della storia del nostro paese, e la dimostrazione pratica è questa giornata. È un monumento che servirà da testimonianza per tutti coloro che gli passeranno accanto”.
Qual è il messaggio che San Giovanni vuol dare con questo monumento? “Credo che alla base di tutti ci sia un profondo messaggio di legalità, un termine alla base della democrazia di un paese. Tutto però deve partire dalle singole persone. La politica e le Istituzioni sono infatti l’espressione della popolazione. Non ci si può lamentare infatti delle Istituzioni se alla base non esiste una tensione alla legalità. Quello che dobbiamo creare è una cultura della legalità”.



Il Vice Presidente della Regione Veneto Avv. Elisa De Berti ha sottolineato quanto sia stato emozionante questo momento: “È stata una giornata ed un momento molto emozionante ma soprattutto ricco di molta umanità. Si tratta, credo, dell’eredità lasciataci da questi uomini delle Istituzioni, tanto i magistrati quanto gli agenti delle scorte. Speriamo che il loro sacrificio sia da esempio per le future generazioni perché la legalità sia sempre alla base del nostro agire quotidiano.
Presente anche il Presidente dell’Amministrazione Provinciale Dott. Manuel Scalzotto che ha voluto sottolineare come queste due figure siano ancora un grande esempio soprattutto per i più giovani: “È stato sicuramente un momento significativo. Un gesto, quello dei due magistrati e degli agenti di scorta che deve rimanere come un insegnamento per le future generazioni. Un gesto, il loro, di grande civiltà e giustizia. Ma ognuno di noi deve fare la propria parte tutti i giorni”.
Molto dure le parole del Vescovo di Verona Mons. Zenti che ha fatto una dura invettiva partendo dal fenomeno delle baby-gang: “Mi rivolgo a tutti i giovani presenti per ricordare loro la dolente piaga della delinquenza giovanile. L’assoluta mancanza di rispetto e timore per le Forze dell’Ordine. Un sentimento pericoloso che si potrebbe associare ai gesti dei malavitosi che non temono l’Autorità di Pubblica Sicurezza. Una sfida continua che potrebbe portare a nefaste previsioni. È necessario pertanto imparare dalla storia. Comprendere cosa è accaduto e agire di conseguenza. Uomini come Falcone e Borsellino e gli agenti di scorta hanno pagato con la loro vita il voler servire il proprio paese per seguire quell’idea di legalità che hanno sempre difeso”.
Una giornata davvero emozionante. Il numeroso pubblico, emozionato, ha ricordato come questi due magistrati e gli agenti di scorta siano ancora sia ancora vivo in tutta la nazione. La storia del nostro paese è anche questa: triste, dolorosa ma ricca di esempi che sono alla base, come più volte ribadito, del concetto di legalità. Un aspetto che ognuno di noi deve fare proprio con la propria vita e le proprie azioni perché far finta di non vedere o girarsi da un’altra parte significa essere complici. Mai abbassare la testa ma combattere per la giustizia e la legalità affinché diventino parte integrante di tutti i cittadini.



















