Dopo mesi di silenzi, sorrisi forzati, mezze dichiarazioni e tentennamenti, pare essere arrivato l’ok della Lega alla ricandidatura di Sboarina. Una partita non facile che si è giocata a porte chiuse e che ha permesso al Carroccio veronese di strappare non poche promesse al sindaco.
Ma vediamo come siamo arrivati qui. In un primo momento, era il 5 giugno scorso, Matteo Salvini, che era a Verona per assistere al concerto-tributo del Volo a Ennio Morricone, aveva dimostrato di sostenere il sindaco uscente: “L’ho sentito e lo ringrazio per ciò che sta facendo e continuerà a fare per la città. Lo sentirò ancora per parlare di futuro – e ancora -. Un sindaco per fare un buon lavoro ha bisogno di dieci anni”. Insomma tutto fatto, ma poi 10 giorni dopo, il 15 giugno, mentre Giorgia Meloni era in città per presentare il suo libro “Io sono Giorgia” e per ricordare il senatore Bertacco, arriva l’annuncio dell’ingresso in FdI di Sboarina.
E così cala il gelo, con la Lega che non ha nascosto i mal di pancia per quella scelta, un tradimento ancora più grave dopo che il sindaco aveva ottenuto l’endorsement del ‘Capitano’. Insomma, tutto da rifare. In un primo momento si erano inseguite le voci, anche insistenti, di un possibile riavvicinamento della Lega a Tosi, un modo per far capire, che fosse vero o meno, che il Carroccio stava cercando un nuovo interlocutore.
Ma da nessuna parte l’accordo era facile, e così dopo mesi di dialoghi e di confronti, ecco che la Lega pare sciogliere le riserve su Sboarina. Ma più che di pace, forse sarebbe meglio parlare di armistizio, dato che le anime della destra, sia all’interno di Fratelli d’Italia che della Lega, sono ancora spaccate, ma almeno sul tavolo l’accordo politico dovrebbe essere pronto e così anche la spartizione degli incarichi in caso di vittoria. E l’unità della destra è salva, questo era l’obiettivo di Salvini che, a “Porta a Porta”, ha confermato: “Abbiamo il dovere di presentarci uniti: gli italiani non si meritano di vedere i litigi di questi ultimi tempi. Da casa sto lavorando per riannodare i fili da Verona e Palermo”.
Ieri, dopo una giornata di intensi incontri e di via vai dall’ufficio del sindaco, che hanno visto protagonisti Ciro Maschio (FdI), Federico Bricolo (responsabile politico provinciale della Lega), il vicesindaco Luca Zanotto e l’assessore Nicolò Zavarise, ecco che la quadra si è trovata: in caso di vittoria al partito di Salvini andrà il 50% della Giunta, il che potrebbe non voler dire cinque assessori leghisti, ma magari anche di partiti vicini che potrebbero rientrare negli accordi (come Vale Verona di Valdegamberi). E poi ci sono le poltrone delle partecipate e degli enti, con al centro Veronafiere. Non da ultimo, la richiesta di sostegno ad un candidato sindaco scelto dalla Lega nel 2027.
Resta poi la questione Forza Italia, divisa a Palazzo Barbieri, che deve ancora decidere se sosterrà Tosi o Sboarina. Ci sono anche perplessità sul reale peso della Lega in termini di voti, e alcuni temono (o auspicano), dipende dai punti di vista, il sorpasso di Fratelli d’Italia, cosa che potrebbe mettere ulteriormente a rischio la tenuta della maggioranza.
Ma lasciando da parte i sondaggi e i futuri possibili, ecco che lo scacchiere comincia a comporsi in modo più ordinato: avremo a questo punto Lega, Fratelli d’Italia e Battiti-Verona Domani tra i maggiori sostenitori dell’attuale sindaco, Tosi con le sue Liste Civiche, Michele Croce con Prima Verona e Damiano Tommasi che ha raccolto il consenso di tutta la sinistra unita. Adesso possiamo proprio dire che la campagna elettorale è pronta ad entrare nel vivo.













