Senza pioggia da tantissimo tempo, l’Adige ormai è a corto di acqua e dal nord al sud della provincia, il fiume è costellato da isolotti e secche che fanno capolino in ordine sparso.
La prolungata siccità ha ridotto il secondo corso d’acqua italiano ai minimi storici, con una portata, nel dicembre scorso, del 20% più bassa della media. Si spera nella pioggia (anche per abbassare i livelli di smog), ma a gennaio, in Veneto ne sono caduti solo 28,1 millimetri, la metà rispetto alla media degli ultimi 28 anni.
Il problema va letto su ampia scala, dato che in parte riguarda anche lo scarso innevamento delle Alpi, in Trentino infatti quest’anno è caduta solo un terzo della neve della stagione, male la situazione anche sul Baldo e in Lessinia. E così il nostro fiume non cresce e anzi affiorano tanti isolotti che invadano l’alveo cambiando il paesaggio.



A dare l’allarme è anche il mondo agricolo, senza acqua infatti si rischia di perdere fino al 30% della produzione. Nella Bassa veronese, dove il fiume rallenta la sua corsa regalando forza e vigore al raccolto, ora il terreno è secco: a Roverchiara infatti sono caduti appena 6 millimetri d’acqua in 31 giorni.













