Fonti di palazzo dicono che il sindaco Sboarina sia ormai pronto a sciogliere la riserva sulla sua ricandidatura, ma alcune componenti della destra – che pure sostengono l’attuale primo cittadino in Comune – ancora non si sbilanciano. Se da una parte infatti Verona Domani (movimento guidato da Matteo Gasparato) assicura di avere pronto un accordo, dalla Lega per il momento arriva solo un ostinato silenzio.
A sinistra infatti sono convinti che il temporeggiare della Lega sia un alibi per vagliare altre strade alternative a Sboarina, forse anche cercando qualche nome di prestigio all’interno dei propri ranghi, ma per il momento pare che non sia saltato fuori niente. E poi c’è Tosi, l’unico che è partito in quinta con la sua campagna elettorale e promette di non guardare in faccia nessuno.
A prendere parte alla corsa c’è anche Damiano Tommasi, l’Homo novus della sinistra e delle liste civiche che ci ruotano attorno, che, dopo anni di malumori interni, ha rimesso insieme le varie anime dell’opposizione e adesso potrebbe davvero essere l’uomo da battere al ballottaggio.
Sì perché alla fine dei conti di questo si parla: sia a destra che a sinistra nessuno pensa di farcela al primo turno, e stando così le cose sarà decisiva la seconda tornata di votazioni, con le liste civiche (come Prima Verona del candidato sindaco Michele Croce) e i partiti indipendenti, che saranno importanti per smuovere anche parecchi voti.
In questo momento la situazione caotica della destra veronese è lo specchio di quella nazionale, con la coalizione mai così debole, senza obiettivi condivisi e punti di riferimento, dove tutti gli sforzi sono adesso orientati a tenere insieme i pezzi di un progetto politico ormai frantumato. La destra nel Paese c’è (in molti sono convinti sia anche maggioritaria), ma la destra parlamentare non esiste più e forse sarebbe giunto il momento di riformarla.
Matteo Salvini non è più l’uomo forte della coalizione, quello che poteva mettere insieme Forza Italia e Fratelli d’Italia in un unico schieramento, e Giorgia Meloni continuando la sua coerente, ma difficile opposizione, non può certo sedersi al tavolo con i suoi vecchi alleati. E così il ruolo di mediatore è tornato ad Antonio Tajani di FI che cerca di fare da paciere e ricucire le anime della destra italiana.
Che gli equilibri nazionali possano influenzare quelli locali non stupisce, la domanda semmai è quanto quello che succederà a Roma, o nelle altre città che vanno al voto in primavera, potrà influenzare il nome (proposto o imposto) nel capoluogo scaligero. Si prospetta una sfida all’ultimo voto e se all’interno della destra non fossero percorribili altre strade non resterà che ripiegare su Sboarina, ma come farà quest’ultimo a convincere i Veronesi a sostenerlo per una seconda volta, quando fino a pochi giorni prima non era nemmeno riuscito a convincere chi ha governato con lui cinque anni?













