Su segnalazione della Cgil, lo Spisal, il servizio di prevenzione dell’Ulss 9, ha riscontrato la presenza di condizioni di rischio per la salute degli ospiti e dei lavoratori all’interno di alcuni spazi della Casa di riposo di Arcole, precisamente in una sala da pranzo dedicata agli ospiti e nello spogliatoio femminile dedicato alle lavoratrici.
La capienza dei locali in questione è infatti risultata incompatibile con il numero delle persone chiamate a frequentarli rendendo impraticabile il distanziamento interpersonale. L’autorità sanitaria ha dunque disposto dei provvedimenti per la prevenzione del rischio e misure organizzative “aggiuntive” per il rispetto del distanziamento tra ospiti e lavoratori.
“L’aspetto più deteriore di questa vicenda, che dovrebbe rappresentare un semplice, ordinario, scambio di informazioni tra il Sindacato e organi ispettivi pubblici, è che la nostra segnalazione risale al 10 agosto 2021, più di cinque mesi fa – dicono Antonio De Pasquale e Valentino Geri per la Funzione Pubblica Fp-Cgil Verona -. Il sopralluogo dello Spisal, che ha portato alla verifica delle criticità segnalate, è del 5 novembre 2021, mentre la comunicazione dell’esito dei controlli risale soltanto a pochi giorni fa: il 3 gennaio 2022″.
“Cinque mesi per riscontrare una segnalazione, peraltro fondata, è un lasso di tempo inaccettabile, soprattutto se alle nostre spalle abbiamo la ‘strage degli innocenti’ che ha mietuto centinaia di vittime nelle case di riposo veronesi tra la fine del 2020 e gli inizi 2021, e considerando che la segnalazione si collocava praticamente alle porte di quella che si è
rivelata poi essere la quarta ondata pandemica”.
“È inoltre grave e inaccettabile che tutt’ora non sia dato sapere quali siano state, nel concreto, le misure di prevenzione, ordinarie e ‘aggiuntive’, adottate all’interno della struttura. E che non sia dato sapere se siano state contestate sanzioni ai responsabili della casa di riposo”.
I rappresentanti del sindacato sottolineano che, “è agghiacciante che, entrati ormai nel terzo anno di pandemia, le carenze organizzative riscontrate all’interno di luoghi sensibili come le case di riposo, chiamati a proteggere la parte più fragile della popolazione, non trovino dei responsabili certi e che si continui a trattare con tanta indulgenza, da parte dei responsabili della sanità regionale, le inefficienze e le reticenze delle direzioni delle case di riposo, che in alcuni casi, come ad Arcole, si ostinano a a negare qualsiasi confronto con le rappresentanze sindacali dei lavoratori ostacolando così l’efficacia del sistema di prevenzione. Come Sindacato continueremo ad operare per denunciare questo sistema di indulgenze che indebolisce e compromette la possibilità di proteggere lavoratori e ospiti”.













