Le scuole superiori sono tornate in classe, ma non senza problemi. Le linee guida del ministero dettate a pochi giorni dal rientro, la proposta di Zaia di posticipare l’inizio delle attività didattiche e la paura di studenti e studentesse per un nuovo possibile periodo di didattica a distanza, sono preoccupazioni condivise.
“Quello di oggi è un rientro fondamentale per noi ragazzi. Allo stesso tempo lo abbiamo vissuto immersi nel caos, a causa di un governo e una Regione incapaci di dare indicazioni serie per tempo e affrontare i nodi più complessi del problema sanitario, come quello dei trasporti – dichiara Camilla Velotta, Coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona -. Siamo rimasti sconfortati in tutto questo dalle dichiarazioni del governatore Luca Zaia sulla proposta di rinvio delle attività didattiche di ulteriori due settimane. In primo luogo perché questo aprirebbe a una pericolosissima possibilità di ritorno alla dad, e in secondo luogo perché ci chiediamo come potrebbe mai la regione in due settimane riuscire a sopperire a quello che non è riuscita a fare in 3 anni sul fronte del trasporto pubblico regionale. Servono investimenti, corse, autisti e mezzi in più, cose che chiediamo dall’inizio della pandemia. Abbiamo molta più paura di ammalarci in autobus per andare a scuola che dentro alle nostre classi.”
Tra le proposte per salvare la scuola in presenza gli studenti della Rete reclamano un investimento concreto e mirato per rendere tamponi e mascherine FFP2 gratuite a giovani e studenti.
“Le nostre scuole sono sicure, molto più di altri luoghi che diamo tutti per scontato debbano restare aperti. Questa ripartenza va garantita per la salute didattica e soprattutto mentale di tutti noi; serve però un impegno delle istituzioni nel garantire screening, FFP2 e tamponi gratuiti a tutti gli studenti; andare a scuola e farlo in sicurezza per se stessi e per gli altri non può essere un lusso e un costo a carico delle famiglie.”
E sulle nuove linee guida sui contagi aggiungono: “Il problema sostanziale è differenziare le opzioni di didattica tra studenti vaccinati e non: essendo la maggior parte degli studenti minorenne, e quindi impossibilitata a prendere una scelta da sola in merito al vaccino, il rischio è quello di trovarsi negato il diritto allo studio in presenza per una scelta dei genitori. L’obbligo vaccinale per gli over 50 è stato un passo avanti importante, avremmo auspicato si riuscisse ad allargarlo anche agli studenti.”













