“Ancora una volta i capigruppo di maggioranza hanno votato per spostare all’ultimo punto dell’ordine del giorno del consiglio di giovedì prossimo il nostro documento che chiede la revoca delle mozioni omofobe approvate dal Consiglio comunale di Verona nel 1995. Un ordine del giorno presentato più di tre anni fa e da quasi un anno in calendario ad ogni consiglio comunale. Il criterio adottato crea un precedente e mina alle basi della democrazia”. A dirlo, in una nota congiunta, i Consiglieri comunali Michele Bertucco, di Verona e Sinistra in Comune, e Federico Benini del Partito Democratico.
I Consiglieri ricordiamo che “le mozioni del 1995, purtroppo ancora in vigore a livello di indirizzo politico, fanno divieto alla giunta comunale di deliberare ‘provvedimenti che parifichino i diritti delle coppie omosessuali a quelli delle famiglie naturali costituite da un uomo e una donna’. Ciò è apertamente in contrasto (oltre che con il buon senso) con la Legge 76 del 20 maggio 2016, meglio nota come Legge Cirinnà, la quale stabilisce senza possibilità di equivoco che ‘all’interno di leggi, regolamenti e atti amministrativi’ ed ovunque ricorrano le parole ‘coniuge’ oppure ‘coniugi’, ovvero termini equivalenti, le disposizioni relative si applicano anche ai contraenti di unione civile, dunque anche alle unioni tra persone dello stesso sesso”.
Benini e Bertucco, con questo ordine del giorno, chiedono quindi al Consiglio comunale di “prenderne atto e di provvedere di conseguenza rimuovendo, come prevede anche la Costituzione, gli ostacoli alla parità delle persone di fronte alla Legge” e sottolineano che non chiedono ai consiglieri di esprimersi sulla parificazione tra unioni civili e matrimonio, ma soltanto di “assicurare la rimozione di questo ostacolo alla corretta applicazione della legge”.
“Nel proprio privato ciascuno potrà poi continuare a credere che la terra sia piatta e la volta celeste sostenuta dagli angeli – concludono sarcasticamente -, ma qui si sta parlando di amministrazione, non di filosofia o cosmogonia. Non ci nascondiamo nemmeno che i promotori delle mozioni del 1995 sono gli stessi che oggi siedono sui scranni più alti del Consiglio comunale e negli uffici comunali più importanti”.













