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Focolaio di influenza aviaria in un allevamento di tacchini della provincia di Verona

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Il Centro di referenza nazionale dell’IzsVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie) ha confermato la positività per virus influenzale sottotipo H5N1 ad alta patogenicità su campioni prelevati in un allevamento di circa 13.000 tacchini da carne, in Provincia di Verona (Ronco all’Adige).

Lo rende noto il bollettino on line del Sivemp, il sindacato italiano veterinari medicina pubblica. L’unità operativa veterinaria regionale da subito aveva comunicato ai servizi veterinari territoriali che la mortalità in allevamento era molto alta e adesso sono state messe in atto tutte le misure di biosicurezza e di contenimento. L’infezione avrebbe già ucciso circa 200 animali, ma anche i sopravvissuti dovranno essere abbattuti.

L’epidemia di influenza aviaria del 2020-2021, con un totale di 3.777 focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) e circa 22.900.000 di volatili colpiti in 31 Paesi, sembra essere una delle più grandi epidemie di questo genere mai verificatesi in Europa.

Durante questa estate, tra maggio e settembre, sono stati segnalati 162 focolai di virus ad alta patogenicità in 17 paesi dell’UE e nel Regno Unito nel pollame (51), negli uccelli selvatici (91) e in cattività (20). Nelle ultime due settimane focolai di HPAI sono stati segnalati in Francia, Svezia, Repubblica Ceca e Finlandia.

Sulla base di queste osservazioni, è probabile ritenere che la persistenza dell’HPAI in Europa possa dare origine a ricorrenti incursioni virali negli allevamenti avicoli tenuto conto anche che nell’estate del 2021, sono stati rilevati virus HPAI nel pollame e in diverse specie di uccelli selvatici in zone della Russia collegate alle principali aree di migrazione degli uccelli acquatici selvatici verso siti di svernamento europei.

Il Ministero della salute esorta a non sottovalutare inoltre l’elevata variabilità dei virus attualmente identificati, dimostrata dai venti diversi genotipi di virus circolanti in Europa e in Asia centrale dal luglio 2020, confermando un’elevata propensione di questi ad andare incontro ad eventi di riassortimento genetico tali da determinare infezione anche nei mammiferi e nell’uomo come recentemente avvenuto in Cina e in Russia dimostrando quindi una capacità di continuo adattamenti di questi virus ai mammiferi.



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