Purtroppo non è la prima volta che dei animali indifesi sono vittime della crudeltà di persone senza cuore. Questa volta è toccato ad un povero cane che ieri è stato trovato annegato in provincia di Torri. A segnalare la salma dell’animale che galleggiava a pelo d’acqua è stato un residente che ha segnalato tutto alla polizia locale. La squadra nautica dei vigili del fuoco di Bardolino è quindi intervenuta per recuperare il corpo del cane.
E una volta recuperata la povera bestia, ecco la tragica scoperta: non si è trattato di un annegamento accidentale, all’animale era legata una pesante busta con sassi e ghiaia che l’ha trascinato a fondo, con esito purtroppo fatale.

E per il momento resta contro ignoti la denuncia per maltrattamento di animali avanzata dagli agenti della polizia locale di Torri del Benaco. Le indagini per trovare il responsabile però non saranno delle più semplici anche perché è difficile stabilire dove sia stato gettato il cane nel lago. E anche l’assenza del microchip rende le indagini ancora più difficili.
Un gesto vile che non può trovare alcun tipo di spiegazione e che ha indignato profondamente il sindaco di Torri, Stefano Nicotra. “È una vergogna. Il cane era sprovvisto di chip e chi ha compiuto il gesto lo ha fatto con consapevolezza” dice con rammarico il sindaco. “Se non si riesce più ad accudire un animale ci sono le associazioni a cui rivolgersi che possono prendersene cura o dare aiuto. Sono sconvolto a pensare che un animale possa finire in quel modo”
L’ordinamento giuridico italiano ha dato sempre maggiore rilievo agli animali, da affezione e non. Il codice penale non punisce in modo esclusivo l’uccisione ma anche il maltrattamento, perpetrato sotto ogni forma.
L’articolo 544 bis del codice penale, rubricato “uccisione di animali” recita:
Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni.
Queste e altre norme sono state introdotte al fine di dare una tutela più incisiva agli animali, i quali però non ricevono copertura legislativa diretta, restando ferma la tradizionale impostazione che nega un determinato grado di soggettività anche agli animali.
Quello di ieri non è un episodio isolato e rischia, come altri del passato, di cadere in prescrizione senza che i colpevoli paghino per il loro gesto sconsiderato.
“Non si può che restare sgomenti davanti all’ennesimo atto sciagurato contro un povero cane – dice l’avv. Michele Croce -. La legge può e deve essere più incisiva verso chi compie atrocità contro animali d’affezione e non. La giurisprudenza ha fatto dei passi avanti in questi anni per adeguarsi alla crescente attenzione verso il benessere animale, ma purtroppo resta ancora molto da fare”.
Contro chi si macchia di reati così odiosi, pertanto, non resta che sporgere immediatamente denuncia alle autorità, le quali potranno procedere con le indagini e rinviare a giudizio l’autore dell’uccisione o del maltrattamento di animali.













