“Siamo davanti all’ennesima uccisione di una donna, di una giovane di 26 anni alla quale è stato strappato brutalmente il futuro, da parte del suo ex compagno. Il caso di Vanessa Zappalà fa gridare vergogna e fa dire basta una buona volta con lassismo, sottovalutazione o inadempienza a comprendere la gravità delle denunce fatte dalle donne vittime di maltrattamenti e abusi da parte dei loro stalker”.
A dirlo la Capogruppo di Fare Verona in Comune e già senatrice Patrizia Bisinella, che ricorda che “l’8 giugno scorso Vanessa aveva chiamato i carabinieri per denunciare l’ennesimo pedinamento subito dal suo ex e le percosse e minacce ricevute. L’assassino fu arrestato in flagranza di reato, ciononostante il giudice per le indagini preliminari gli ha imposto il solo divieto di avvicinamento alla vittima, sebbene la Procura di Catania avesse chiesto i domiciliari e la stessa Vanessa, terrorizzata, chiedesse un provvedimento urgente per fermare il suo ex Antonio Sciuto, acclarato stalker. La «prescrizione» che obbligava Sciuto a «mantenersi ad almeno 300 metri di distanza» da Vanessa, così è rimasta lettera morta. Mi chiedo, come si poteva pensare che solo questa misura potesse proteggerla dalla furia del suo carnefice? E quante donne si sono trovate e si trovano continuamente a vivere una tale condizione?”
Continua Bisinella: “Il pericolo di reiterazione del reato era stato considerato «concreto e reale» dal giudice che aveva convalidato l’arresto. Ma si è scelto di fare affidamento sullo «spontaneo rispetto delle prescrizioni dell’indagato non gravato da precedenti recenti e specifici», nonostante i numerosi episodi di maltrattamenti che Vanessa aveva denunciato. Ancora oggi, dopo il femminicidio di Vanessa, il Procuratore di Catania parla di decisione “opinabile ma rispettabile”. Questo è vergognoso e inaccettabile!”
Poi Bisinella riflette: Possono essere introdotte nell’ordinamento tutte le norme che si vogliono per contrastare la violenza sulle donne, ma se poi chi deve applicarle lo fa in modo assolutamente discrezionale e spesso, come questo caso dimostra, con lassismo o non adeguata valutazione dei comportamenti allarmanti degli stolker o persecutori, come si può pensare che le donne vittime di violenza si sentano sicure e protette?”
“È evidente – conclude Bisinella – che esiste una falla nel sistema. Serve la prevenzione seria, la deterrenza attraverso misure rigorose, servono centri di riabilitazione con obbligo di frequentazione per monitorare gli stalker. Basta con la sottovalutazione di questi casi o con la cronica mancanza di interventi decisi, va introdotto senza ulteriori indugi l’utilizzo di un braccialetto elettronico per gli indagati per reati di questo tipo che segnalino la loro costante presenza e un dispositivo per la vittime che emetta segnali acustici e luminosi quando gli stalker violino le distanze imposte”.













