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Amt: Benetti e gli scheletri nell’armadio

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Partiamo con ordine. Parliamo della notizia con maggior possibilità di deflagrazione. Cioè del Filobus, di Amt, con la gioia dei comitati che si sono opposti alla filovia tanto sbandierata e pagata a chi si è asservito dall’ex presidente Francesco Barini.

L’esplosivo è contenuto nella relazione che Alberto Benetti ha consegnato al sindaco Federico Sboarina per chiarire il perché delle sue immediate e irrevocabili dimissioni dal Cda di Amt. Benetti, persona stimatissima, onesta, lavoratrice e ben voluta da oltre un quindicennio dai suoi elettori, nel consiglio di amministrazione di Amt non vuole neppure metterci piede.

Benetti, che fa politica da alcuni lustri, non vuole essere minimamente accomunato in ciò che è accaduto con la gestione di Francesco Barini in Amt. Ne filobus, ne parco autobus, nella pericolosissima ed esplosiva autorimessa. Fatti che Angela Barbaglio, Procuratore della Repubblica , non può non vedere. Anche se a un passo dalla pensione, dovrà bene o male occuparsi con la massima urgenza di problemi non più procrastinabili legati ad Amt e alla filovia.

Oltre alla pioggia di esposti e denunce, quella che arriva da Benetti, è una vera e propria bomba ad orologeria. Secondo l’esperto ex assessore comunale sarebbero stati fatti numerosi falsi, alcuni dei quali talmente gravi, che renderebbero molte decisioni  carta per accendere il camino. Benetti ha tagliato la corda prima di finire bruciato e cita Domenico Menna, dal curriculum invidiabile con molti incarichi regionali, che avrebbe redatto il Rup di Amt. Purtroppo non è un dipendente dell’azienda e quindi ciò che ha scritto e detto non vale nulla.

Benetti, ex assessore esperto, comprova quanto dice con una sentenza della Corte di Cassazione che spiega in maniera molto chiara che un’azienda che ha un Cda nominato da un ente pubblico come il Comune non è per nulla una società di diritto privato e che quindi il Rup deve essere obbligatoriamente designato da un proprio dipendente.

 Ecco allora che molte conseguenze di quanto fatto sarebbero nulle e illegali, compresi accordi con le imprese per la chiusura dei cantieri, pagamenti  che coinvolgerebbero la già stra chiacchierata Banca Valsabbina che disgraziatamente acquistò il disastrato Credito Veronese.

Insomma basta accendere un fiammifero e la bomba Amt e filobus diventerà uno scandalo peggio di tangentopoli. A difendere l’azienda arriva il direttore Luciano Marchiori, figura storica e apprezzata di Amt, nominato (attenzione bene alle date) nel marzo 2020 cioè un anno fa, ovvero quando il pasticcio era già stato fatto. Il buon Marchiori precisa che Menna, 70 milioni puliti l’anno più le spese , fu scelto dopo concorso e non ha mai firmato alcun accordo in qualità di Rup e che la chiusura dei cantieri era stata sottoscritta dal presidente Barini. Una scelta che ha fatto risparmiare all’azienda 23 mila euro l’anno, quando del filobus parliamo di milioni. Il che la dice tutta sulla mangiatoia che si è consumata nell’azienda municipalizzata dei trasporti. Ora tocca ai magistrati, vedremo se hanno ancora voglia di fare il loro mestiere e di uscire da un assai lungo letargo sul problema.



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