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Amazon: la festa è finita. Sciopero e sit-in con presidi a Verona, Padova e Rovigo

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Facile cantare vittoria sulla pelle dei lavoratori. Il signor Bezos deve fare i conti con la realtà. I dipendenti della filiera Amazon hanno manifestato in tutto il Veneto dove il colosso americano è fortemente presente. A Verona il sit-in si è svolto in piazza dei Signori, davanti alla sede della Provincia e sotto il Palazzo della Prefettura.

La protesta, spiegano i rappresentanti sindacali, riguarda la “latitanza” del gigante e-commerce (che paga le tasse fuori dal nostro Paese) al tavolo delle trattative per una piattaforma contrattuale di secondo livello della filiera Amazon. I sindacati denunciano la totale assenza di risposte della multinazionale americana in relazione alla prosecuzione del confronto, avviato lo scorso gennaio. Il problema riguarda il personale dipendente e quello che opera negli appalti dei servizi di logistica.

Amazon è una specie di zoo dove lavorano dalle 500 alle 700 persone tra diretti, che sono un’infima percentuale, una trentina di persone per lo più occupate in ruoli amministrativi negli uffici; lavoratori somministrati mandati dalle agenzie ad occuparsi del magazzino (150-200 unità a seconda dei picchi di lavoro), e personale viaggiante, dai 350-400 autisti dipendenti diretti di almeno cinque diverse aziende di trasporti in appalto ma che rispondono tutti al medesimo “algoritmo” di Amazon.

Proprio quest’ultima categoria dei corrieri è stata protagonista della protesta scaligera che si è svolta stamattina in contemporanea con tutte le sedi Amazon d’Italia. In 200 hanno scioperato e una loro rappresentanza dall’alba ha presidiato il magazzino Amazon che c’è in Zai poi si sono spostati in piazza Dante, davanti alla prefettura, e hanno consegnato alla dott.ssa Daniela Chemi una lettera che descrive le gravi criticità aziendali. Il prefetto Donato Cafagna non si è tirato indietro e si è impegnato a portare la vertenza all’attenzione del Mit (Ministero dei Trasporti) e del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) affinché si facciano carico di esercitare una pressione più che giustificata nei confronti dei vertici italiani di Amazon e avviare la tanto attesa contrattazione chiesta dai sindacati.

Nell’azienda di uno dei 5 uomini più ricchi del mondo stanno emergendo bubboni di illegalità di ogni tipo. Manca la stabilizzazione dei contratti, sono eccessivi i carichi e i ritmi di lavoro, sono scorretti gli inquadramenti professionali del personale. Si aggiunge che sono inadeguate le indennità di trasferta, assenza delle clausole sociali e poi in particolare esiste una grave criticità per quanto riguarda gli autisti. Ovvero la mancanza di assicurazione a copertura dei danni ai mezzi. Si aggiungono a questa la mancata erogazione dei premi di risultati concordati, l’indennità Covid per tutti quei lavoratori che hanno assicurato il loro servizio durante la pandemia. Credo che basti e avanzi. Amazon diversamente da quanto è stato descritto, non è il paradiso, incomincia ad assomigliare all’inferno.



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