Home Articoli Elezione vicepresidente Consiglio comunale. Candidatura di La Paglia, Pd: “Scelta individuale e non condivisa, ma nessuna spaccatura”

Elezione vicepresidente Consiglio comunale. Candidatura di La Paglia, Pd: “Scelta individuale e non condivisa, ma nessuna spaccatura”

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“La doppia candidatura di due consiglieri comunali del PD al ruolo di vicepresidente del Consiglio Comunale di Verona non è in alcun modo rappresentativa di una spaccatura all’interno del partito”, dichiara il segretario cittadino del Partito Democratico Luigi Ugoli insieme al segretario provinciale Maurizio Facincani.

“Nella vicenda il PD ha seguito la prassi istituzionale, chiedendo ai gruppi di minoranza, cui compete il vice presidente, la disponibilità a votare ed eleggere un proprio consigliere ed ottenendola da tutti sul nome di Stefano Vallani che quindi è stato indicato formalmente dal PD come candidato”, spiegano i segretari dopo le polemiche emerse in seguito alla votazione di ieri sera in Consiglio comunale.

“La consigliera Elisa La Paglia ha ritenuto, pur a fronte di tale scelta, così motivata e condivisa politicamente, di portare avanti in modo autonomo la propria candidatura, motivandola con la ‘questione della parità di genere’.
Senza nulla togliere alla questione posta, la cui importanza e rilevanza è giustamente molto sentita soprattutto all’interno del PD, è doveroso osservare che essa è mal posta in questa situazione dove il nome doveva essere il più condiviso dall’intera minoranza e non essere deciso solo dal nostro partito. Questione dunque schiettamente politica e democratica”.

“Dispiace che questo sia il motivo che ha portato Elisa La Paglia ad una scelta individuale e non condivisa, ma che sicuramente non determina alcuna spaccatura all’interno del partito che guarda alla parità di genere, in politica, come in tutti gli aspetti della vita, come un obiettivo su cui spendersi in modo importante”.

“Ci si chiede perché questo tema, che ora gli esponenti di maggioranza cavalcano per dileggiare il PD, non sia stato considerato dalla maggioranza stessa quando ha eletto presidente e vicepresidente vicario (entrambi maschi) di propria competenza. Solo il vice presidente di minoranza, secondo loro, deve rispettare la quota di genere. Argomento dunque del tutto strumentale per attaccarci”, concludono Ugoli e Facincani.



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