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Centrodestra in Regione va in pezzi, Lega e Zaia votano con il Pd. FdI furibondo

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L’ultimo Governo Conte aveva presentato una bozza del piano nazionale di ripresa e resilienza. A Luca Zaia e alla Lega non era piaciuto per nulla. L’altro ieri però è successo di tutto e di peggio. In Consiglio regionale, riunito per discutere le varie risoluzioni, arriva un’imprevista grande sorpresa: Lega e la Lista Zaia hanno votato a favore della risoluzione presentata dal Partito Democratico.

Il testo Dem schiaccia la mano sulla necessità che i progetti presentati siano in linea con le direttive europee soprattutto dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma in contrapposizione con le risoluzioni presentate da Alberto Villanova, capogruppo della Lista Zaia, composte da 155 progetti per un valore complessivo di 25 miliardi di euro. E così il voto della Lega e della Lista Zaia è finito a favore delle proposte Dem.

Il tutto non è stato per nulla gradito da Fratelli d’Italia. Il capogruppo Raffaele Speranzon ha sussurrato di essere “esterrefatto perché ora il Veneto parla con due voci. Semmai – ha continuato Speranzon -, sarebbe stato il Pd a dover convergere sulla soluzione della maggioranza perché è assurdo che la nostra Regione mandi a Roma due risoluzioni diverse”.

Molta soddisfazione c’è invece da parte del capogruppo della Lista Zaia Alberto Villanova che sottolinea come il precedente Governo Conte avesse fatto degli errori inaccettabili e macroscopici, tagliando fuori regioni ed enti locali e contravvenendo apertamente alle direttive di Bruxelles. Con una punta di veleno Speranzon ha evidenziato che la suddivisione delle risorse, il Governo Conte, le concentrava per due terzi nel sud Italia.

La Lista Zaia si schiera apertamente con Mario Draghi e, in questa occasione, lo definisce persona decisamente preparata dal punto di vista economico per affrontare questa sfida e chiede di porre rimedio a questi errori e una retromarcia a quello che viene considerato uno schiaffo da parte degli “zaisti” alla parte produttiva dell’Italia.

Secondo Villanova la benzina va data al vero motore del Paese e cioè al Veneto, alla Lombardia e all’Emilia Romagna. Emarginare queste tre grandi regioni a favore del sud Italia, in parte super assistito, sarebbe stata una scelta grave, miope e inaccettabile.



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