
La pandemia e relative difficoltà obbliga alcune aziende veronesi ad effettuare aumenti del capitale sociale e a rivedere le proprie strategie. Tra queste c’è l’aeroporto Catullo che di fatto è chiuso da un anno. L’aeroscalo rimane comunque un punto strategico per la nostra economia, per il turismo e per gli eventi che Verona propone. Sull’argomento è arrivato puntuale e chiarissimo il presidente di Confindustria Michele Bauli sostenuto nel suo pensiero dal presidente del Catullo e di Confcommercio Paolo Arena e dal presidente della Camera di Commercio Giuseppe Riello.
Bauli innanzitutto promuove Save. Si scrive così ma si legge Enrico Marchi, tenuto in considerazione anche per il suo interesse della trasformazione in Spa di Cattolica Assicurazioni. Secondo Bauli, Save, si è comportata bene e ha fatto ciò che era possibile fare. Adesso servono investimenti importanti e, anche se Marchi andrà in maggioranza, poco importa, nulla da eccepire. Positivo quindi il giudizio su Marchi e sulla necessità che il sistema Verona appoggi l’aeroporto.
La logica è chiarissima: è un dovere di tutti. Non la pensano così altri, come il presidente di Apindustria Renato Della Bella e Andrea Sartori, presidente di Confimi. Ma il colpo di sciabola arriva dal lupo della Lessinia Stefano Valdegamberi, consigliere regionale e presidente di Vale Verona, il quale non la pensa per nulla come Michele Bauli e Paolo Arena.
“I protagonisti dell’accordo strategico che ha messo in croce l’aeroporto Catullo, consegnandolo incondizionatamente sotto il controllo di Save, senza alcuna garanzia sugli investimenti per Verona, Confindustria e Confcommercio, sono gli stessi che ieri, nella commissione consiliare del Comune di Verona, hanno ribadito la bontà di quella scelta che ha progressivamente svuotato e marginalizzato lo scalo scaligero”, dichiara Valdegamberi.
“Perché non si era voluto fare una gara pubblica? Nessuno risponde. Che interessi vengono pilotati dai massimi rappresentanti dietro queste categorie? Certamente non l’interesse per Verona e l’economia veronese che i rappresentanti di Confindustria e Confcommercio dovrebbero rappresentare. Sempre più, invece, appaiono come la lunga mano di una regia che parte da lontano. Qual è il ruolo della Dirigente di Confindustria Verona nelle decisioni strategiche sulla città di Verona? Da chi riceve ordini? Sono queste le domande che mi pongo. E voi cari commercianti, l’importante è che non vi lamentiate più della decadenza dell’aeroporto poiché, involontariamente, anche voi siete stati e siete tuttora complici delle suo destino”, spiega duramente Valdegamberi.
“L’operazione Save è stata costruita a tavolino per evitare l’apertura al mercato e il confronto con altri potenziali investitori (sic! Alla faccia della concorrenza e del mercato sempre invocati da Confindustria!). I rappresentanti delle due categorie sono stati allora i protagonisti dello scellerato progetto, fatto passare come l’unico possibile quando non era affatto vero e facendo accodare nelle scelte la debole politica veronese. Per il polo del nord-est con al centro Venezia? Obiettivo vuoto, puro slogan, perché non accompagnato da piani di sviluppo su Verona vincolanti per Save ma solo promesse generiche, puntualmente inattuate. Nel frattempo tutti i voli più interessanti sono passati da Verona a Venezia”, conclude.
Stefano Valdegamberi, grezzo e ruspante consigliere regionale, avrà mille difetti tranne uno: che non le manda a dire.
















