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Cariverona: imbarazzi e arroganza

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Il Mattino di Verona, unico e solo (come eravamo certi non seguito da altri autorevoli organi di informazione), ha raccontato ai veronesi l’incredibile storia dell’eredità della Fondazione Forti, lasciata al Comune di Verona e poi trasferita alla Fondazione Cariverona presieduta da Alessandro Mazzucco e diretta dal figlio del notaio Maurizio, Giacomo Marino. Il lascito era vincolato perchè aiutasse i cittadini poveri o indigenti della comunità di Verona.

E così è stato nel bene e nel male con la gestione di Paolo Biasi per decenni. Scrivevamo, non seguiti da altri giornali, che il direttore generale Giacomo Marino, con comportamenti aggressivi, al limite della minaccia, aveva intenzione di sfrattare gli inquilini ultra 70enni in pensione per liberare quegli immobili e metterli a disposizione del miglior offerente.

Nello schiaccianoci c’è, ma non c’entra, Alessandro Mazzucco che, per motivi di conferma alla presidenza, ha delegato i suoi ottimi rapporti con la città al giovane aggressivo Marino. Il quale, dal punto di vista caratteriale, non ha nulla a che spartire con il padre, talmente appiattito sui poteri della città, che con la sua disponibilità ha prodotto “muschio” per tutti i presepi delle parrocchie di Verona. Oggi Maurizio Marino guida la Fondazione Banca Popolare di Verona. Vedovo ricchissimo, di ricchissima moglie scomparsa poco tempo fa, oggi felicemente accompagnato.

Il notaio Marino ha tre figli: un bravissimo ed equilibrato notaio, un secondo apprezzato e considerato avvocato, un terzo “bimbo Marino” che ha sistemato al suo posto in Cariverona che, sottolineiamo in neretto, amministra e gestisce il patrimonio della nostra città. Nel senso che “bimbo Marino” si comporta da prepotente, arrogante, spesso ineducato, ma gestisce soldi non suoi tantomeno della sua ricchissima famiglia.

Ora, dopo le lamentele e le preoccupazioni che stanno per avere un risalto nazionale, arrivano i malumori espressi dal personale della Fondazione, che lamenta la sua arroganza, ineducazione e “violenza” professionale che si avvicina agli estremi del “mobbing”. Insomma la cassaforte della città è gestita da un ragazzotto ex impiegato di una multinazionale di Londra, (sottolineiamo non top manager ma impiegato) e da un cardiologo stimato e apprezzato ma prigioniero di quest’ultimo, che gestiscono miliardi di euro dei veronesi e di cui in teoria dovrebbe rispondere il sindaco Federico Sboarina.

Non è finita qui perchè Giacomo Marino, non per il bene della città ma per fatti ancora sconosciuti, intende mettere il naso e il dito su aziende comunali e partecipate, compagnie assicurative e istituti di credito cooperativo e non. La situazione si è capovolta: in passato erano i sindaci, i Consigli comunali, i consigli di amministrazione e le pubbliche amministrazioni che si confrontavano. Oggi le stesse sono in balia o sotto osservazione e interesse della Fondazione che di fatto è di loro proprietà e controllo. Incredibile ma vero. Quindi adesso i problemi ufficiali e pubblici sono 3: gli sfratti dell’eredità Forti, i rapporti interni con il personale di Cariverona e le ingerenze del Dg Marino nelle società pubbliche veronesi.



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