
Se n’è andata in silenzio colpita da un male incurabile, come nel silenzio e nel grande dolore che ha vissuto, la contessa Carla Colleoni. “Donna Carla”, come la chiamavano. Un’esistenza per gran parte schiacciata da un grandissimo trauma. Provata dal pensiero di una violenza umana inaudita. Era Suo marito, quel Gianfranco Lovati Cottini, che nel 1975 rapito a Caorle fu bruciato vivo nel bagagliaio della sua auto, e per riconoscerlo fu necessaria la verifica di un dente incapsulato. Un delitto che scosse il paese intero e il Veneto in particolare. All’epoca Carla Colleoni stava allevando due piccoli figli, Giulia e Giuseppe, e rimase tormentata da quel dramma per tutta la vita. Fino all’ultimo respiro, fece il suo dovere di mamma, di nonna e di donna. Le era impossibile nascondere quelle espressioni di tristezza che periodicamente le apparivano sul volto come quelle assenze di pensiero che ogni tanto la portavano dove solo lei sapeva. Una cosa è certa, in quel lontano 1975, insieme a Gianfranco Lovati Cottini, era morta anche una parte di “Donna Carla”. Nonostante questo è stata mamma, come abbiamo scritto, e nonna esemplare. Non solo, si è dedicata per molti anni ad aiutare persone indigenti e in difficoltà. Aveva fondato l’associazione Famiglie di Veronetta per dare un concreto aiuto a bisognosi, poveri e persone sole. Ciò che è accaduto a “Donna Carla” è un caso più unico che raro, perchè vivere un’intera esistenza con la memoria legata all’amato marito bruciato vivo come un animale nel bagagliaio di un auto non dev’essere per nulla facile, e tentare di vivere poi con la famiglia e i figli un’esistenza quasi normale, crediamo sia altrettanto impossibile. Carla Colleoni ce l’ha fatta. Questa piccola grande donna è riuscita ugualmente a combattere le sue battaglie, aiutare i bisognosi, rafforzare la sua fede che nel dolore le è stata di grande forza, e ha terminato la sua corsa. Ora finalmente è abbracciata dopo tanti anni al suo amato Gianfranco Lovati Cottini.














