
Se avessi avuto la possibilità di scegliere un padre l’avrei voluto come Bruno Bolla. Se avessi avuto la possibilità di scegliere un maestro, l’avrei voluto come Bruno Bolla. Se avessi avuto la possibilità di avere un amico vero che duri nel tempo, l’ho avuto in Bruno Bolla. Lo chiamavo con affetto da 30 anni “Zio Bruno”. Con me è sempre stato affettuoso, leale, amico, posso contare sulla punta di tre dita di una mano una di queste era di Bruno. Questo è per quanto mi riguarda.
Ci ha lasciato un grandissimo uomo della città. Una personalità di enorme spessore, un imprenditore vero e non ruffianato dai giornali, a parte il celebre cognome, ha tentato a volte invano di far crescere la nostra Verona. Ricordo solo le nanotecnologie, erano gli anni ’90, il parco tecnologico, tanto per fare degli esempi. Una persona di grande esperienza ma anche di grande conoscenza. Esportatore negli Stati Uniti del suo prodotto, laureato al Politecnico di Milano, aveva anticipato il futuro investendo nella distribuzione del gas metano, partendo da un piccolo comune della provincia milanese di Cerro Maggiore. Nel bresciano ha fatto nascere Erogasmet, Vivigas e EG Holding, erano gli inizi degli anni 2000.
“Zio Bruno” aveva capito tutto, e come sempre, prima. Questa è solo una pillola delle sue capacità imprenditoriali. Se è vero che imprenditori si diventa, nel caso di “Zio Bruno” imprenditore si nasce. Bolla ha dato molto anzi moltissimo a Verona, ha cercato di anticipare i tempi dell’innovazione, della tecnologia delle imprese, dei mercati internazionali, guidando l’associazione degli industriali. Aveva anche capito, e qui non smetterò mai di capacitarmi della sua intelligenza e lungimiranza, dell’importanza di ciò che sarebbe avvenuto in Europa. Capì con largo anticipo il fondamentale sviluppo della Fiera e della razionalizzazione delle sue filiere. Da allora la Fiera volò. Per non parlare del turismo, motore portante dell’economia veronese. Lo ammiravo quando, tra mille veleni e gelosie di industrialotti di provincia arricchitisi e poi spariti tenendosi il malloppo, magari costituendo qualche Fondazione per depositarlo, parlava di compattezza della categoria degli imprenditori.
Ma nella sua testa rullava un solo principio, e mi fermo qui per non farlo diventare un eroe, era l’innovazione. Era un suo punto fermo. Parliamo degli anno ’90. Se la classe imprenditoriale e politica lo avesse ascoltato e avesse realizzato ciò che Bruno Bolla proponeva, oggi Verona sarebbe un’altra città. Purtroppo tutto questo non è avvenuto. Però se possiamo scrivere che Verona ha avuto un profeta, questo si chiama Bruno Bolla. Del senno di poi sono piene le fosse, ormai colme di idioti e arricchiti e la città impoverita in mano a incapaci. Sono certo che “Zio Bruno” apprezzerà molto questo mio scritto. Mi mancherà molto pensare che lui non è più tra noi. Lo rivedrò in un altra vita, ne sono certo.















