Il sindaco che ama i lecchini sportivi, soprattutto se provenienti da giornalisti di estrema destra, snobba la Fondazione Cariverona e il suo progetto “Il piano Folin” sulla valorizzazione dei palazzi storici. A farlo presente è l’ex sindaco Flavio Tosi dopo un’intervista del presidente Alessandro Mazzucco, luminare di cardiologia e già Magnifico Rettore dell’Università di Verona. Intervistato dal bravissimo Stefano Lorenzetto sul quotidiano l’Arena, non le manda a dire. Mazzucco si considera abbandonato al proprio destino dal Comune, con cui non c’è dialogo. Forse il sindaco Federico Sboarina è prigioniero della casa di Giulietta insieme all’assessore Francesca Briani per irregolarità dell’apertura. Una figuraccia epocale nonostante i lecchini giornalistici di chi vuol trarre qualche vantaggio oppure sedersi su qualche poltrona. Di ignoranti ed opportunisti è pieno il mondo.

E così ne approfitta ed interviene a caldo l’ex sindaco Flavio Tosi a cui non sfugge nulla. “E’ scandaloso e inaudito che da tre anni Sboarina non dia risposte serie alla Fondazione Cariverona in merito al ‘piano Folin’ sulla valorizzazione dei palazzi storici nel cuore di Verona, che la Fondazione vorrebbe valorizzare, per poi mettere a disposizione della città gli utili derivanti. Questa per Verona è un’occasione unica e irripetibile di sviluppo e l’attuale Sindaco non è capace di coglierla” – Dice Tosi, commentando le dichiarazioni del Professor Alessandro Mazzucco -. “Il Presidente è costretto per seconda volta pubblicamente a sollecitare Sboarina sulla variazione di destinazione d’uso per gli immobili della Fondazione. Parliamo di meravigliosi palazzi antichi come il quadrilatero di via Garibaldi, il Palazzo del Capitanio in piazza dei Signori, Castel San Pietro. Portare a termine il ‘piano Folin’ vorrebbe dire nello stesso tempo aiutare sia Fondazione – che deve mettere a frutto i suoi immobili – che la città, che si troverebbe tra le mani un patrimonio incredibile. Eppure Sboarina, non si sa per quali motivi, forse per qualche litigio di bottega, o forse soprattutto per mancanza di visione complessiva, rischia di far perdere a Verona un treno determinante, l’ennesimo dopo Ikea, ex Arsenale, Filobus e quant’altro”.













