Le istituzioni concordano sull’utilizzo delle antenne 5G: “Sotto il limite dei 6 V/m non c’è nessun danno per la salute”, ma c’è chi ricorda che ci vogliono 30 anni per dichiararne ufficialmente la pericolosità. C’è chi si chiede anche se l’ARPAV abbia i mezzi necessari per la verifica della nuova tecnologia. Ma c’è chi non perde tempo, come il Comitato Stop 5G di Verona che ha acquistato autonomamente uno strumento necessario per misurare in proprio le emissioni. Il test della rilevazione dell’impatto elettromagnetico (fortemente voluta dal comitato e dai residenti) è stata effettuata sabato mattina in prossimità delle nuove antenne installate al campo dell’Atlas presso i giardini di San Marco in Borgo Venezia. Presente sul posto anche il leader di Prima Verona Michele Croce che in un post su Facebook scrive: “Non siamo contro il 5G a prescindere, esigiamo solo che i campi elettromagnetici causati da questa tecnologia non rappresentino una minaccia alla salute e siano regolamentati dal nostro Comune (ad esempio lontano da luoghi ‘sensibili’ quali scuole, parchi, campi sportivi, ecc). Scendiamo a fianco dei cittadini chiedendo ciò che loro chiedono, ovvero trasparenza”. “Non possiamo fare a meno delle antenne ma vanno gestite in maniera adeguata, privilegiando la salute pubblica”. Così dichiara Davide Carabellese del Comitato Stop 5G di Verona, che per primo in Veneto ha raccolto i fondi necessari per dotarsi di uno strumento idoneo a misurare le emissioni delle antenne con bande di frequenze interessate al 5G: 694-790 Mhz, 3,6-3,8 GHz, 26,5-27,5 GHz. “Non è che non ci fidiamo di Arpav, che potrebbe non essere in possesso della strumentazione adeguata così come avviene in Emilia Romagna, ma vogliamo vedere di persona se i limiti previsti vengono superati, misurando anche più volte al giorno vicino a luoghi sensibili come scuole e asili”.













