Le piogge e la grandine di questi giorni nella provincia di Verona sono state per l’agricoltura e la frutticoltura una specie di Covid per molti prodotti. La violenta grandinata che si è abbattuta ieri pomeriggio sul Basso Veronese ha colpito frutteti e seminativi in tutta la fascia agricola che costeggia la Transpolesana, da Oppeano a Legnago. La conta dei danni l’ha fatta Confagricoltura Verona guidata da Paolo Ferrarese.

Danneggiati in particolar modo le mele e i seminativi, e poi le ciliegie e le prime albicocche. “I chicchi di grandine non erano particolarmente grossi, ma quello che ha fatto danno è stata la durata e l’intensità dell’evento, tanto che alcune reti antigrandine hanno ceduto per il troppo peso – riferisce Francesca Aldegheri, referente per il settore ortofrutta di Confagricoltura Verona -. Colpiti gli impianti di mele di Palù, Zevio, Oppeano, Ca’ degli Oppi, Isola Rizza e altri ancora fino a Legnago. A Palù ci sono stati anche due impianti antigrandine sfondati: sono caduti pali e reti, i frutti sono stati fortemente danneggiati. Ci sono arrivate segnalazioni di danni anche dalla Mambrotta di San Martino Buonalbergo e da Mezzane, dove sono stati colpiti alcuni vigneti. Purtroppo sono bastati alcuni giorni di maltempo per fare un disastro. Prima la grandine sui vigneti di sabato sera, poi la pioggia persistente che ha fatto spaccare le ciliegie dalla Valpolicella alla Val d’Alpone, adesso la botta sulle mele. Il problema è che questi eventi calamitosi stanno diventando la normalità. Sono sempre più estremi e dove colpiscono mandano all’aria il lavoro di un anno”. Ancora presto, secondo i tecnici, fare una stima dei danni, anche se si ipotizza che per i meleti fuori rete si possa arrivare a danni del 100 per cento, mentre quelli protetti possono comunque aver riportato un 30 per cento di perdite: quando la grandine è tanta, come quella di ieri, le reti si aprono e le piante vengono in parte colpite. “Se le mele riportano anche piccole botte non sono più commerciabili – spiega Paolo Bissoli, referente di Confagricoltura per la zona di Zevio -. Diversa sorte, per fortuna, hanno avuto i meloni, perché nel Veronese sono quasi tutti sotto tunnel.

Ci sono danni anche per quanto riguarda i seminativi. Dove la grandine ha battuto forte, possiamo parlare di perdita quasi totale per mais, frumento e soia. Foglie bucate, piante scorticate. In alcuni terreni non è rimasto più niente; dove è andata meglio abbiamo comunque perdite del 20-30%”. Sabato scorso una forte grandinata si era abbattuta sulla zona della Bassa Valpolicella, con perdite fino al 100 per cento della produzione per i vigneti tra Pedemonte e Cengia, mentre a Fumane e San Pietro Incariano le stime sono del 20-30 per cento di danni. Dieci minuti di ghiaccio puro che hanno colpito tralci, foglie e grappoli. Le piogge violente e persistenti degli ultimi giorni hanno invece fatto il disastro sulle ciliegie dalla Valpolicella alla Val d’Alpone, causando la spaccatura dei frutti. Perdite fino all’80 per cento nelle varietà in raccolta ora. La speranza è che si salvino le varietà tardive, come le Kordia, le Regina e i Duroni, che saranno in raccolta nelle prossime due settimane: non sono ancora del tutto mature e quindi non si sono spaccate.

Il maltempo ha colpito anche la Val d’Alpone, dove sono le ciliegie a subire i danni più consistenti delle piogge violente e persistenti degli ultimi giorni. Spiega Alberto Stoppele, agronomo di Confagricoltura Verona e coordinatore dell’associazione I Tesori di Vania, “Ha piovuto forte anche la notte scorsa e poi continuamente nei giorni scorsi. Inoltre ci sono stati forti sbalzi di temperatura. Tutto questo ha contribuito al fenomeno del cracking, cioè la spaccatura dei frutti. Abbiamo l’80 per cento dei frutti da buttare dell’ultima settimana, vale a dire 50 quintali di ciliegie per quanto riguarda le nostre 12 aziende. Un bel danno. Adesso speriamo che si salvino almeno le ciliegie medio-tardive, che sono circa 200 quintali, ma deve smettere di piovere, altrimenti perderemo anche quelle”. Peccato, perché la raccolta delle ciliegie in provincia di Verona era partita bene, con ottima qualità e prezzi elevati per i frutti di grande pezzatura. “Noi abbiamo dato vita all’associazione due anni fa, per unire le forze ed essere più competitivi sul mercato – riferisce Stoppele -. È un bel gruppo di giovani agricoltori, scegliamo insieme portainnesti, concimi, varietà e abbiamo puntato su qualità e calibri medio-alti per conquistare fasce importanti del mercato. Produciamo 700 quintali di ciliegie all’anno e quest’anno, finora, avevamo spuntato prezzi da 3,50 euro al chilo per i calibri di 26-28 millimetri a 6 euro al chilo per i calibri oltre i 30 millimetri. Il cracking, purtroppo, è un rischio sempre presente, ma è grave quando si presenta nell’ultima parte della maturazione com’è avvenuto nei frutti attualmente in raccolta, come la Ferrovia. Quando accade non c’è più nulla da fare: la ciliegia si spacca e non è più vendibile”.














