Home Articoli Mercoledì 29 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

Mercoledì 29 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

Condividi


Condividi

Sul Corriere della Sera, Angelo Panebianco: “Per quanto tempo, in una democrazia (molto) difficile come la nostra, il Parlamento può essere commissariato di fatto prima che ciò produca conseguenze irreversibili? Prima, cioè, che in tanti si convincano che del Parlamento si possa anche fare a meno? Si ricordi che in questo Paese l’attuale partito di maggioranza relativa è nato come forza programmaticamente antiparlamentare. E che, inoltre, secondo certi sondaggi, in questo momento un’ampia fetta di italiani simpatizza per Russia e Cina mentre è ostile a Stati Uniti e a Germania…l’emergenza va fronteggiata. A caval donato non si guarda in bocca, primum vivere, eccetera eccetera. Tutto ciò però riguarda il breve, brevissimo periodo. Se l’arco temporale si allunga allora cambia tutto: perché, senza che i più nemmeno se ne accorgano si va tutti a finir male, ci si ritrova ad avere abrogato di fatto (non temporaneamente sospeso) le garanzie costituzionali per via amministrativa. Lo scenario politico futuro che alcuni dei più attenti osservatori della nostra vita pubblica immaginano, non è rassicurante. Di fronte alla rovinosa caduta del Pil e alle inevitabili ripercussioni sociali e politiche, si pensa che l’attuale governo non possa reggere a lungo. Soprattutto a causa del processo, che sembra irreversibile, di disgregazione dei 5 Stelle, il partito di maggioranza relativa. Si ipotizza che l’attuale formula di governo venga presto sostituita da una qualche forma di solidarietà nazionale: in pratica, il solito governo tecnico, o governo del presidente sostenuto per l’occasione da un ampio arco di forze parlamentari: dal Pd a Forza Italia a quella parte dei 5 Stelle che, con la solita scarsa fantasia italica, verrebbe subito battezzata dei «responsabili». Per reggere, una simile alleanza parlamentare dovrebbe coinvolgere in un modo o nell’altro anche Salvini e Meloni…C’è però un grande ostacolo. Di solito, questo tipo di formule è realizzabile se il Parlamento è in mano a forze centriste. Ma le forze centriste, nel Parlamento italiano di oggi, sono in minoranza…Si sa che, non solo in Italia, alle libertà politiche e civili sono interessate soprattutto le minoranze. Le maggioranze, di norma, sono meno sensibili. Si pensi, ad esempio, al disinteresse da sempre mostrato dalla maggioranza degli italiani per gli abusi delle intercettazioni telefoniche. In vari Paesi, in Europa come in America Latina, la pandemia attuale sembra essere l’occasione per giri di vite autoritari. Ma, attenzione, l’autoritarismo non si manifesta sempre platealmente (colpi di Stato, marcia su Roma, eccetera). Può anche affermarsi in modi molto più striscianti e subdoli, un passo dopo l’altro, e per giunta senza che nessuno ne abbia pianificato gli esiti…Converrebbe pensarci e stare in guardia”.

Mattia Feltri su La Stampa: “Non c’è più un punto esclamativo che indichi la via ne scorrettezza politica capace di salire allo scandalo ne indignazione buona per rinfocolare una rabbia. Non lo si dice da Maramaldi, si osserva discosti Matteo Salvini impegnato a ripetere il numero di successo, e di colpo il pubblico sbadiglia. Gli farebbe bene, siccome è ancora giovane, rivedersi il Chaplin di Luci della ribalta, per evitarsi precocemente il tramonto di Calvero. Ma per il momento il tocco magico è infiacchito, dice chiudete e poi dice aprite e poi chiudete e ancora aprite, saldamente dentro il coro. come uno dei tanti. Dice oggi che il governo si è scordato della moda, ieri che si è scordato delle autoscuole, domani dirà che si è scordato degli elicotteristi, e sembra una normale giornata di comunicati sindacali. Suggerisce che forse a qualcuno fa comodo se gli italiani vengono detenuti ai domiciliari, in un esercizio fiacco di complottismo rettiliano. L’esercizio periodico di antieuropeismo vola sotto le cifre miliardarie stanziate per l’emergenza. Poi s¡ butta sul terreno amico degli africani che sbarcano a Lampedusa o sui boss scarceratí, e sembra avere un sussulto, ma appena torna lì, al virus, e proclama che lui eccome se la prenderebbe la responsabilità di spalancare le porte e tirare su le saracinesche, il resto del mondo ascolta, guarda e passa. Quello schemino lì, di mettersi alla testa di un popolo spaventato e spaventarlo meglio, e stringerlo a sé. additandogli il nemico, gli immigrati, l’Europa, Soros, l’uomo nero, tutto quanto accende suggestione, non funziona più. E non funziona, semplicemente, perché il virus sa far paura più di Salvini.”

Massimo Gramellini sul Corriere della Sera: “Francamente non si capisce il senso di certe polemiche antipatriottiche intorno alla Fase Due – Uno e Mezzo – Uno e Tre Quarti, illustrata con la chiarezza che gli è propria dal presidente del Consiglio. La questione delle seconde case, per esempio. Il nuovo decreto non impedisce affatto di andarci, ma nemmeno lo permette, lasciando al Governo la facoltà di impedirlo e alle Regioni di permetterlo: e questa, se mi consentite, è politica di quella fine. Dei famosi «congiunti» si è già detto fin troppo: sono considerati tali soltanto gli affetti stabili. I secondi affetti (gli amanti), in quanto stabili, vanno equiparati alle seconde case. I bambini erano già stati aboliti dal decreto precedente, quindi il nuovo, con apprezzabile coerenza, non se ne occupa. Invece i parrucchieri potranno aprire il primo giugno, ma essendo un lunedì, resteranno chiusi. Per aiutarli è allo studio una tassa sulla calvizie. L’economia aspettava risposte chiare e non si può dire che non le abbia ricevute. È vero che non sono previsti aiuti a fondo perduto neanche per chi quel fondo lo ha toccato. Ma pur di agevolare i prestiti alle piccole imprese in affanno, ieri il presidente del Consiglio ha chiesto espressamente «un atto d’amore» alle banche, preferendo – come Stato – praticare l’astinenza. Così almeno i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri più poveri, e questo dovrebbe risolvere una volta per tutte il problema del distanziamento sociale”.

Alessandro Sallusti su Il Giornale: “Dopo gli “affetti stabili” con i congiunti, arriva «l’atto d’amore». Giuseppe Conte, non riuscendo a dispensare ne lavoro ne soldi, ne inventa una al giorno per alleviare la quarantena (ormai ci avviamo alla ottantena} degli italiani. A zonzo per i! Nord Italia, non si capisce bene a fare che cosa, il premier ha deciso di rispondere così a chi gli chiedeva come fosse possibile presentarsi a mani vuote: “Chiedo alle banche un atto d’amore”, non specificando se verso di lui o verso i clienti “congiunti” agli Istituti di credito. Una supplica imbarazzante che svela il segreto di Pulcinella. Altro che «stanziamenti poderosi» e «decreti economici straordinari”. La verità è che non c’è un euro…ieri la Germania ha annuncialo uno stop al piano di riapertura perchè i contagi sono leggermente aumentati. Visto, può dire qualcuno, che l’Italia fa bene a tenere tutto chiuso? Certo, si può tenere chiuso anche per anni se lo Stato provvede in tempo reale alfe necessità economiche di famiglie e imprese, con finanziamenti il più delle volte a fondo perduto che arrivano direttamente sui conti bancari…A milioni di italiani è impedito di spostarsi e lavorare, ma si pretende che si arrangino…Certo che i tedeschi e i francesi possono aprire e chiudere in base all’andamento dell’epidemia. Sia la Merkel sia Macron agiscono su due rubinetti: chiudono quello del lavoro e contemporaneamente aprono quello dei sussidi e viceversa. Conte invece chiede “atti d’amore alle banche, che è un po’ come chiedere pietà al boia quando già sei sui patibolo. Noi invece, a nome dei tanti milioni di italiani sull’orlo della povertà, chiediamo un atto d’amore alò governo: o ci liberi, nel rispetto delle regole antivirus, o ci mantieni. In realtà c’è una terza opzione d’amore: caro presidente, liberaci di te”.

Su Il Manifesto, Norma Rangeri: “…Conte avrebbe dovuto preoccuparsi meno della salute, pubblica e privata, per riaccendere i motori dell’economia, riaprire le scuole, le chiese e i negozi di parrucchiere. A dimostrazione di questa irresponsabile e strumentale tesi vengono messi in risalto gli esempi di quei governi (Germania, Francia, Spagna) che invece hanno accentuato le riaperture. Salvini, Meloni, Berlusconi, Renzi (e i vescovi) si presentano come i campioni di questa linea politica ”coraggiosa” così apprezzata dalla grande stampa nazionale. Ma se dalla pessima propaganda politica passiamo alla cruda realtà dei fatti…semmai la critica dovrebbe essere diversa: siamo pronti ad affrontare la situazione che si determinerebbe mandando a lavorare milioni di persone che potrebbero riaccendere i focolai del contagio?…Appare anche paradossale che a rimettere le cose nel verso giusto sia stato Papa Francesco riportando la Cei e il mondo cattolico al senso di responsabilità, sottolineando la necessità, adesso, di obbedire e di essere prudenti.”

Su La Repubblica, Stefano Folli: “…da un lato gli aspetti misteriosi della pandemia e il pericolo di nuovi contagi impongono cautela: dall’altro gli imprenditori piccoli e grandi avrebbero bisogno non di cautela ma di coraggio…Benchè purtroppo sottovalutato c’è un altro aspetto che si impone…Una settimana dopo l’altra e un passo dopo l’altro, il ventaglio di alcune libertà fondamentali e soprattutto delle garanzie si è ristretto in nome dell’emergenza. Quasi tutto è avvenuto nella penombra normativa, senza un intervento del Parlamento ormai di fatto esautorato…non esiste nel nostro ordinamento la figura del sovrano che decide sullo stato d’emergenza, secondo la nota immagine di Carl Schmitt. O meglio, quel sovrano è ancora e sempre la Costituzione, Che non è mai sospesa come un caffè nel bar napoletano. I pieni poteri del governo non sono dietro l’angolo, dove basta andare a prenderli. Semmai – ma solo in caso di guerra – li avoca a sé il Parlamento…Di sicuro quei poteri non li avoca a sé il presidente del consiglio”.

Sul Corriere della Sera, Franco Venturini: “Può la Cina vincere la partita dei nuovi equilibri geopolitici? Forse no. Ma il virus danneggia anche Usa, Russia e la divisa Europa. E allora, chi comanderà? Il Covid-19 sembra voler disegnare un mondo nuovo…con tutte le rivalità di quello vecchio, ma con una particolarità inedita almeno nel Dopoguerra: l’assenza di una potenza-guida, e al suo posto una sorta di condominio riottoso e instabile, attraversato dalle lotte per la supremazia tecnologica-sanitaria più che militare. La Cina ha sconfitto il coronavirus sfruttando a Wuhan, oltre all’ammirevole impegno della popolazione, tutte le possibilità offerte dal suo sistema politico…Ma questa Cina che può apparire trionfante è la stessa che quotidianamente l’America accusa di aver per troppo tempo nascosto lo scoppio dell’epidemia. È la stessa che non può puntare sulla sconfitta elettorale di Trump perché i sondaggi indicano che una grande e permanente maggioranza negli Usa si schiera contro Pechino, anche in campo commerciale…Ancora, e forse soprattutto: il Covid-19 ha dato un brusco colpo di freno alla diffusione del 5G di Huawei, e persino la Gran Bretagna, che aveva detto un mezzo sì, ora ha fatto dietrofront…E gli Stati Uniti? Il coronavirus ha tagliato una gamba al tavolo sul quale poggiavano le speranze di rielezione di Donald Trump. I ritardi dell’Amministrazione e le sue continue giravolte, i tre milioni di disoccupati diventati ventisei, le liti con i governatori degli Stati, tutto sembrerebbe mettere Trump con le spalle al muro in termini elettorali. Ma non è così per almeno due motivi: perché Trump trova ampi consensi quando accusa il nemico Cina, e perché il democratico Joe Biden è un rivale debole che oltretutto ha grandi difficoltà a fare campagna mentre il presidente, gratis, esibisce ogni giorno in televisione il suo decisionismo verbale…Ed ecco allora che prende corpo una rivalità più accesa ma anche più paritaria tra America e Cina nell’era del dopo-virus, che sarà anche l’era dell’intelligenza artificiale, della robotica, del 5G, e, fattore cruciale nelle urne future, della preparazione sanitaria.La Russia troverà forse un angolo nell’Olimpo, ma non pare destinata ad accrescere il suo peso. Putin è alle prese con un processo costituzionale per prolungare il suo potere che è stato paralizzato dall’epidemia, l’economia già debole dovrà incassare una lunga rinuncia ai profitti petroliferi, e i livelli del consenso interno minacciano di scendere pericolosamente. Ma la Russia resterà nel gruppo di testa, e non va persa di vista (senza però mettere sotto accusa i suoi aiuti all’Italia) se si vuole tenere ben presente un vecchio e saggio avvertimento: l’unica cosa più pericolosa di una Russia forte, è una Russia debole. Nemmeno l’Europa è destinata nel dopo-virus a conquistare una poltrona di prima fila. Ma per lei, soltanto per lei, il mondo potrebbe davvero cambiare a novembre se l’America passasse da un Presidente antieuropeo a uno che non lo è. E che forse le concederebbe il tempo necessario per crescere, in termini di difesa e di strategia geopolitica, senza mai mettere in forse un ancoraggio a quei valori democratici che oggi fanno sentire, qui e là, pericolosi scricchiolii. Nel mondo che verrà dopo il Covid-19 l’Italia dovrà definire e difendere come mai prima i suoi interessi nazionali. Che si riassumono oggi nello stare in Europa senza rinunciare a far sentire la propria voce, ma anche senza farsi sedurre da inesistenti e fumose alternative”



Ti potrebbe interessare...

Garda, bus potenziati già da fine marzo: parte in anticipo la stagione ATV

La stagione turistica sul Lago di Garda parte prima del previsto e...

Rifiuti, stretta a Verona: multe fino a 18mila euro e controlli con telecamere

A Verona scatta la linea dura contro l’abbandono dei rifiuti. Il Comune...

Questo weekend a Verona: eventi, musica e sapori

Un weekend ricchissimo a Verona e provincia, tra eventi enogastronomici, riaperture attese,...

Rimpatri UE, Polato (FdI): passo storico verso un’Europa più credibile

Svolta sul fronte immigrazione in Europa. Il Parlamento europeo ha dato il...

“Autospurgo