Arriva l’inverno, e con esso il freddo e la voglia di stare a casa in famiglia. Le nonne e le mamme si alzano presto per cucinare, scaldando la casa. Il tepore si sente dalle camere da letto. E’ domenica, e come vuole la tradizione veronese, è il giorno del “lesso con la pearà”. Un piatto storicamente povero, diventato nel tempo una pietanza ricercata e copiata (con scarsi risultati). Una ricetta tramandata di generazione in generazione, radicata nella nostra tradizione e che per eccellenza ci rappresenta. Ma da dove nasce? Quali sono le sue origini?
Arriva l’inverno, e come vuole la tradizione veronese, la domenica nonne e mamme si alzano presto per “imbastire” il pranzo. E che domenica sarebbe senza pearà?
Le origini di questo piatto povero e contadino sono ignote; la leggenda narra che fu il cuoco di corte di Alboino, re dei Longobardi, a inventarla perché aveva bisogno di un cibo in grado di ridare forza a Rosmunda, la quale, divenuta forzatamente moglie del re, si stava lasciando morire di fame dopo essere stata costretta a bere dal cranio, trasformato in coppa, del padre Cunimondo re dei Gepidi ucciso in battaglia dallo stesso Alboino. Il racconto vuole che il fatto sia successo nel palazzo-castello che fu di Teodorico a Verona, nel 572, quando la città fu elevata a capitale. Gli effetti della pearà furono immediati, Rosmunda, ricevuta la forza fisica e morale dalla pearà, decise di organizzare una congiura per eliminare l’odiato marito Alboino.













